Oggi, un noto settimanale pubblica una recensione leggendo la quale vien quasi voglia di andarsi a comprare il libro che questo simpatico sito servirebbe a pubblicizzare. Il tutto è così balsamico – specie visto che l’articolo è illustrato da una foto talmente vecchia che non la so datare, ma si parla di un’epoca in cui ancora non mi calavo gli anni (sì, ne è esistita una: è che voi non la potete ricordare perché non eravate nati) – così piacevole che quasi mi consola dell’aver in settimana perso la verginità delle stroncature con uno che neppure scrive in italiano. Una ragazza dovrebbe scegliere con più cura il primo da cui farsi dire che è illeggibile. Comunque. Diversamente dallo sverginatore, il recensore di oggi si è addirittura preso la briga di leggerlo, il libro. Nonostante l’impossibilità a essergli sufficientemente grata di cotanto sacrificio, o forse proprio perché frustrata da questa impossibilità, ho un attacco di glasnost.
L’autore della recensione ha scritto un libro per la stessa collana che pubblica questo.
La sua editor era la stessa che si è accollata me.
La rubrica a cui egli collabora settimanalmente su altro giornale è curata da una donna sulle cui spalle ho pianto svariate crisi sentimentali (d’accordo, questo fa di lei solo una tra migliaia di giornaliste sulle quali riverso i miei guai, ma insomma smettetela di cavillare.)
L’autore della recensione e l’autrice del libro, pur non essendosi mai frequentati e non avendo neanche i rispettivi numeri di telefono, hanno in comune almeno una dozzina di amici e altri incroci di colleganze, capuffici in comune e collaborazioni sovrapposte.
Il settimanale in questione non è diretto dal marito della proprietaria del Costa Rica.

Come dire: sono affari di famiglia.
sei troppo onesta pe’ sto mondaccio
Se fossi un uomo e non una donna testardamente incapricciata degli uomini ti sposerei:)
Bello averti qui.
Ciao donnachefarideremagaricenefosserodipiù.
Ah, come vorrei non essermi persa questa stroncatura…