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E non ti basta bere da ubriacarti

Riccardo Cocciante diceva molte cose, ma non abbastanza. Quindi ho provato a immaginare altre similitudini. Nuovi abissi di disperazione. Inediti scenari di dolore.

Essere tristi come Candy quando Annie, ingrata dell’essersi l’amica finta una piscialetto, si lascia adottare mollandola sola alla Casa di Pony. Essere tristi come Ashley quando muore Melania (e quella scassacazzi di Rossella è ancora lì che lo tampina). Essere tristi come le spettatrici di E.R. quando Georgino se ne va (oltretutto fottendosene della gravidanza dell’infermiera Hathaway, manco per il parto torna, scostumato). Essere tristi come Roberta quando Amici lo vince Marco Carta.

Essere tristi come lo si è solamente avendo perduto quanto di più caro.

Essere tristi come dev’esserlo D’Alema, sconsolato e incredulo di non riscuotere la stima di coloro cui tiene tanto.

Comments so far:

  1. by robba on Maggio 8th, 2008 at 06:35

    Dice che è il politico più odiato sia a sinistra che a destra ma i sondaggi fino a qualche mese fa lo davano come il favorito dai cittadini tra i ministri del Governo Prodi.

  2. by Cla on Maggio 8th, 2008 at 09:44

    Tristi come quando arrivi al mare e la mattina dopo piove. E in casa non hai nemmeno il Trivial.
    Come quando guardi un programma in tv che hai pensato tu e invece sta nelle mani di altri.
    Tristi come l’ultima scena di Come erevamo.
    Buongiorno.

  3. by roberto on Maggio 8th, 2008 at 11:28

    E meno male che aveva un pregiudizio positivo verso Max D’Alema. Se ce l’avesse avuto negativo cosa avrebbe scritto questo delirante fogliante?

  4. by Alli on Maggio 8th, 2008 at 14:17

    “Essere tristi come Roberta quando Amici lo vince Marco Carta.”
    Vedo che sei sul pezzo come sempre! :-P

  5. by paolo apice on Maggio 8th, 2008 at 16:52

    Era per ieri ma va bene per oggi. Ho letto il libro. Per dovere. Sette ore e 35 minuti (saltando qualche pagina e c’è di molto peggio). Indubbia capacità data da una lingua tagliente. Forse una figura costruita, della spacca encefalo capace di attirare a se solamente minus habens. In realtà si corica la sera senza Birkin, Kelly, Balenciaga, Chloé … ma con un fidanzato, sempre quello da anni, tenuto nascosto ai più per reggere all’immagine della donna impossibile come la bella di Torriglia. Ma dal libro emerge che è una stronza. E quindi ci starebbe come recensione una disamina sul genere. Ma siccome 7300 battute non ci stanno per una recensione, allora o non sarà o sarà edulcorata, oppure leggetelo, va bene, non rompete, che meraviglia; purché entro le 2.000.
    Ma avrebbe voluto essere così (tanto sul web limitazioni redattoriali non ci sono) e non sa mai che.

    Elementi di capitalismo amoroso: semantica della stronza

    Le stronze (ma volendo anche gli stronzi, ma per ragioni maschiliste e di sostegno alla razza involuta tutta rutti e scoregge si descriverà la stronza): uno dei misteri irrisolti della condizione umana.
    Possediamo le categorie culturali per definirle e dunque difenderci?

    Poiché sono profondamente contro l’internamento delle stronze in campi speciali e dunque, malgrè tout, per la loro libera circolazione, nasce il problema che io vorrei chiamare della non alleanza. Come non allearsi con le stronze che ci sono in giro, ne’ con lo stronzo che fosse eventualmente in noi? Innanzitutto individuando il concetto.

    E’ molto piu` facile dire chi e’ una stronza di quanto non lo sia dire cos’e’ una stronza. Una controprova della opacita’ ontologica di questa categoria consiste nella difficolta’ del trovare il suo contrario. Qual e’ il contrario di stronza? Qualcosa che non puo’ concettualmente coesistere con l’essere stronza? Si puo’ infatti dire: e’ intelligente ma stronza. E’ educata ma stronza. E’ simpatica ma un po’ stronza. E’ brava ma stronza. Etc.

    In prima approssimazione potremmo dire che quando ci riferiamo al senso del termine stronza si tratta probabilmente di una famiglia, nel senso del Wittgenstein delle ricerche filosofiche: non c’e’ nulla cioe’ che le stronze hanno assolutamente in comune, ma tira sempre un’aria di famiglia fra le stronze. Un secondo approccio e’ topologico. E’ piu’ facile vedere con che cosa confina fuori di quanto non lo sia mostrare come e’ fatta dentro. In alto la stronza confina con cio’ che Nietzsche chiama “pathos della distanza”. Infatti egli e’ patetica o cinica, mai distaccata o appassionata. In basso la stronza confina con il male, che ella non raggiunge mai per debolezza: la stronza fa spesso dei danni, ma non attinge la crudelta’.

    Tale sconfinamento la riscatterebbe. A sinistra confina con il sapere, nel senso che non e’ l’alto o il basso grado del suo sapere che la caratterizza, ma il fatto che qualunque ne sia il grado, la stronza rende insopportabile cio’ che sa e imprescindibile cio’ che non sa. Come dire che ella fa del suo sapere una minaccia, e del suo non-sapere una speranza. A destra la stronza confina con il potere: ella utilizza il potere contro natura: comanda quando deve persuadere e tenta di persuadere quando basta comandare. Usa poca forza quando ce ne vuole molta e molta quando ce ne basta poca.

    A questo primo approccio al concetto di stronza si possono fare almeno due obiezioni: la prima e’ che essa consente di scambiare la stronza con la mediocre, e la seconda e’ che essa e’ puramente descrittiva, mentre cio’ che interessa qui e’ una decisione etica sulla stronza. Certo lei direbbe “ e come la mettiamo con il grande uomo stronzo? Che la stronza non coincida con la mediocre, lo dimostra semplicemente la presenza, nella storia e nella cronaca, di grandi uomini stronzi. Per la storia pensate a Tolstoj, o a Bismark. Per la cronaca pensate a Chomsky, che io so essere, da fonti dirette, un vero stronzoâ€. E così dimostra che la mediocrita’ non e’ il suo terreno, eppure non per questo ella e’ meno stronza.

    Tentiamo un altro accesso, piu’ tedesco. Heidegger chiama Befindlichkeit una delle forme dell’apertura dell’esistenza del soggetto al mondo. Essa e’ caratterizzata da diversi Stimmungen. Poiche’ stimmen significa accordare uno strumento, potremmo dire che nella sua apertura al mondo, la stronza accorda male almeno uno dei suoi strumenti: qualcosa in lei stona. Una grande donna ha senz’altro molti strumenti accordati perfettamente ma questo non garantisce bellezza, se uno solo e’ stonato; soprattutto sull’effetto d’insieme del tipo umano.

    Eppure anche questo non e’ del tutto convincente perche’ lascia intendere che ci sia una specie di armonia cosmica che la stronza trasgredirebbe, mentre io penso che il mondo sia tanto poco armonioso quanto una canzone dei Ricchi e Poveri, anzi direi che dai fratelli Gracchi a Marx e i suoi fratelli non pochi hanno pensato che il mondo fosse precisamente questo: una canzone dei ricchi e poveri, perennemente stonata. Con la stronza non ci siamo ancora.

    Ci scappa da tutte le parti, ma pur sfuggendo nel concetto, ci insegue nella vita. Lasciata dietro, ci compare davanti. Deve aver qualcosa a che fare con l’Eterno Ritorno.

    “La piu’ grande obbiezione all’idea dell’Eterno Ritorno†afferma Nietzsche, “e’ mia sorella” (citato a mente). E’ questione aperta, nella teoria dell’Eterno Ritorno, se tutto torna o se esso sia selettivo e faccia tornare solo cio’ che e’ degno di tornare. In questi casi Nietzsche e’ incerto, e cosa lo rende incerto? La figura di una stronza. Tornera’ la stronza? Gli stronzi ritornano, eternamente? Superano dunque la prova dell’eternita’? E’ possibile pensare la stronza sub specie aeternitatis? E se la stronza fosse l’abisso di ogni categoria, lo slittamento stesso delle categorie, quel terreno perennemente scivoloso dove ogni categoria sdrucciola, e cadendo alza le sottane, e se sotto le sottane, in una visione mostruosa, il sesso scomparisse nella supplenza incoativa della stronza?

    Stronza e sesso si suppliscono infatti spesso. Balugina qualcosa di stronzo nel sesso e la stronza, pur prescindendo dai sessi, e’ stranamente sessuata. Al punto che ci attira e ci spinge a indicarla a noi stessi e agli altri: quella e’ stronza: e nel far cio’ godiamo. E’ inutile negare che la presenza di una stronza ci fa godere. Nel fastidio. Mistero della stronza. La stronza e’ forse puro significante senza significato? C’e’ davvero un modo allora di non allearsi con essa, secondo la domanda inaugurale? Ma il concetto va allargato alla categoria più genica degli stronzi (che inevitabilmente si ritrovano tra di loro, come una sorta di destino segnato e preposto).

    Ecco un modo minore: consiste nell’attribuire ogni significato possibile a quel significante. La notte nera dove tutti gli altri sono stronzi e noi no. Ma questa non-alleanza non e’ elegante, ed eticamente dubbia. Ecco un modo maggiore (molto simile alla dinamica del deficiente rappresentata da quel Tortorella che fu ideologo del PCI): consiste nel promuovere in silenzio l’alleanza universale degli stronzi fino alla costruzione complessa di un mondo di stronzi che fanno solo stronzate, qualcosa che assomiglia perfettamente a questo mondo, anzi che e’ questo mondo stesso nella sua gloria, un mondo cosi’ perfettamente stronzo da rifiutare esso, a questo punto, ogni alleanza con noi.

    Anche se, diciamolo, questa piu` che una certezza, e’ una speranza.

  6. by j on Maggio 8th, 2008 at 17:10

    miii che wall o’ text

  7. by roberto on Maggio 8th, 2008 at 17:27

    eccheppalle. ’se’ riflessivo va con l’accento comunque

  8. by cecilia on Maggio 9th, 2008 at 09:39

    scusa eh, ma io tutta sta tirata l’avevo letta non so più dove tipo un anno fa. ma scritta da una Lei - Federica Qualcosa, mi pare, ma vai a ricordarti - e intitolata “Semantica dellO StronzO”.
    mettersi a cambiare le O in A in una roba scritta da un’altro per fare gli spiritosi e/o intelligenti, è quasi più triste di tutte le tristezze sopraelencate. Come Lady Oscar vestita da donna quando il conte di Fersen, che neanche la riconosce, le dice tra una piroetta e l’altra che somiglia a Oscar (cioè se stessa, ma lui non lo sa), il suo migliore amicO. non so se mi spiego. (disse il tovagliolo)

  9. by j on Maggio 9th, 2008 at 10:17

    °.°

    c’hai preso in pieno, prima voce da google, stefano bonaga (anche lui dal Foglio, fra l’altro)
    http://digilander.libero.it/unno2/navighiamo/Bonaga.htm

    mah ..

  10. by cecilia on Maggio 9th, 2008 at 11:38

    oh-oh, allora trattavasi di un’altra rubatrice di parole altrui. ma dimmi tu.
    intendo, dimmi tu se uno deve prendere in prestito le parole di Bonaga per esprimersi, soprattutto. tehehehehe.

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