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E quel sole vorresti non essere tu

Devo aver scritto da qualche parte che non ritenevo il campione di lettrici con cui venivo in contatto - quelle che conosco, o quelle che si prendono comunque il disturbo di farmi sapere che pensano del tomo - rappresentativo di alcunché. Bene: mentivo. Tre settimane dopo l’uscita nelle librerie, sono quindi in grado, con l’infallibilità di Mannheimer, di dirvi che, delle trentaquattro tipologie elencate, quelle più frequentemente incontrate dalle italiane sono lo Stronzo Carino e l’Allievo di Nietzsche.

Sorvolo sullo Stronzo Carino (ma vi dico solo che l’uomo che ha inventato la definizione, e al quale è dedicato il libro, non solo non rimembrava la propria geniale intuizione, ma neanche la capiva: si è fatto spiegare lentamente e scandendo le parole esattamente cosa significasse; urgono nuovi proverbi, in cui la perla e il porco coincidano nello stesso soggetto.)

Veniamo invece all’Allievo di Nietzsche. Che l’avessimo incontrato tutte mi era chiaro già prima di scriverlo. Su una cosa mi sbagliavo: il catalogo degli Allievi famosi, che pure era più ampio che per tutte le altre tipologie, non era esaustivo. Certo, avevo citato Big con Carrie; Gassman con la Sandrelli; Muccino con Jasmine Trinca; Battisti con la povera crista cui si rivolge in Prendila così; Ridge con Brooke (ma anche con Caroline, con Taylor… d’accordo, Ridge non è interamente colpevole della propria eterna ritornite: sono gli sceneggiatori di Beautiful che risparmiano sui personaggi, e il poverino con qualcuna dovrà pur accoppiarsi). Avevo altresì fatto presente che ci sarà pure una ragione se, quando lui non ritorna da lei neanche per sbaglio, neanche con una figlia di mezzo, quella diventa la più grande storia d’amore della storia del cinema. Credevo di aver esaurito il catalogo. Mi ero dimenticata dei denti stretti, dei difetti, delle botte d’allegria.

Il fatto è che, quando gli vengono bene, le canzoni di Ligabue sono tutte uguali. Non parlo della musica - quella è uguale sempre, ma se uno vuole sentire i Radiohead non è che si mette ad ascoltare Ligabue, no? - parlo delle parole. Le (migliori) canzoni di Ligabue raccontano sempre di una ex che era molto meglio di quella di adesso e lui ha tanta nostalgia e ho messo via questo e quello ma lo scatolone con dentro te proprio non mi decido a portarlo in cantina. A essere una donna di Ligabue, si ha un’unica, struggente certezza: che prima o poi quello torna. (Questo partendo dal principio che gli esseri umani che scrivono canzonette dicano in quelle canzonette la vera verità della loro vera vita, certezza che vi proibisco di confutarmi perché ci resterei peggio che quella volta di babbo natale.)

Insomma: l’avete sentita la canzone nuova? Ecco: secondo me non parla affatto della storia in corso. Sta solo tenendo un corso postuniversitario di eterno ritorno. Sei sempre così/ Il centro del mondo/ Il primo bengala sparato nel cielo quando mi perdo

Comments so far:

  1. by Mae* on Maggio 10th, 2008 at 00:48

    “il primo bengala sparato nel cielo quando mi perdo”??? direi che ha scritto di meglio.

  2. by paolo apice on Maggio 10th, 2008 at 15:36

    ob torto collo
    Per gli allievi di Friedrich “la vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalliâ€. Questa volta non ci sono Stefano & Massimo lanciati in monologhi Filò Lidò. Bau bau bau uuu.
    Sul Liga, un uomo che, come diceva Lupo Alberto “la sapienza mi perseguita, ma io sono più veloce†una grossa e roboante risata alla Vichi Festa oppure “il destino non è nella ruota ma nelle tue mani. Ed è per questo, credimi, che è meglio fingersi acrobati che sentirsi dei nani (Renato Zero, La tua idea). Quante virgolette che per un maschio minus habens fa rima inevitabilmente con tette. Quanto alla precisione di Mannheimer, direi quella di un cieco al poligono di tiro. Lo stronzo carino è già più banale: per ogni stronzo carino (ne sono certo) ci sono almeno 10 donne carine e stronze. Un va pensiero alla Grignani. E ancora sul ritorno. Torna chi c’è già stato, torna chi non sa dove andare, torna chi è troppo ubriaco, torna chi non vuole stare da solo, tornano i deboli, tornano i coglioni e questi soprattutto sempre nel numero pari e mai dispari. Ma presto fatto si compra una vocale, la si cambia e … il giochino già si sa. Ma no lo ripetiamo. Tornano anche le mode. Torna tutto nella vita. Sempre. Ma non le mezze stagioni e questo ultimamente ha impensierito la signora Miuccia Carlo Marx Prada. “Estate e primavera o solo estate. Oppure inverno ed estate. Oppure primavera autunno e tutto l’anno fa 31 e di Max ne resterà solo uno. Per intanto un uovo al giorno leva il medico di torno. Trallalero trallallàâ€.

  3. by ilgeegee on Maggio 10th, 2008 at 15:48

    Gent.le Sig.ra Soncini, vorrei esporre alla Sua attenzione ciò che ho dovuto sopportare stamane per poter godere della Sua scrittura, in modo che Lei possa compiacersi dell’animosità del Suo pubblico. Dopo circa quindici minuti di coda, mi accingevo impaziente a rivolgermi alla commessa molto professionale e sull’orlo di una crisi di nervi alla Feltrinelli di Torino (ma se c’è il Salone del libro perchè tutta ’sta gente in libreria?forse per la tessera fedeltà).Segue dialogo REALMENTE avvenuto:
    IO: scusi, vorrei ‘elementi di capitalismo amoroso’
    COMMESSA MOLTO PROFESSIONALE: subito! (digitando con severa professionalità sulla tastiera n.d.r.) Ah, è un fumetto!
    IO: mmm…direi di no!
    CMP: perchè è fra i fumetti?
    IO: dice a me?
    CMP: di chi è?
    IO: Guia Soncini
    CMP: . . . . (sempre digitando tipo stenografa folle n.d.r.)
    IO: sa, ha presente….
    CMP: ha almeno qualche vignetta?
    IO: direi di no, valgono i boxini?
    CMP di che parla, se posso chiederlo? (se posso chiederlo???? n.d.r.)
    IO: ah ecco… tipo… mmmm…
    CMP: qui risulta un fumetto!Ce ne sono 18 copie ma non sappiamo dove siano!
    Dopo circa 20 minuti di frenetico rovistare fra le pile dei libri di qualsiasi reparto, la commessa molto professionale (ormai coadiuvata da due altrettanto professionali colleghe):
    IO: vado a cercare fra i dvd di Sex and The City?
    CMP: Ah Ah! Tanto lo dobbiamo trovare! Ah Ah (con sfumature di paranoia e isteria nello sguardo n.d.r.)
    IO: non c’è problema ripasso oggi pomeriggio.
    CMP:aspetti, le ho detto che lo troviamo!
    E così dopo un buon 45 minuti, rischiando il linciaggio dalla folla inferocita me ne sono uscito col Suo libro (ah, quasi dimenticavo, l’hanno trovato nell’ “umorismo”, tipo a fianco a Cirilli, contenta?), con l’impressione di aver compiuto un’impresa.
    Cosa mi merito?

  4. by Ilaria on Maggio 10th, 2008 at 23:47

    “Non parlo della musica - quella è uguale sempre, ma se uno vuole sentire i Radiohead non è che si mette ad ascoltare Ligabue, no? - parlo delle parole.” Sapevo che saresti riuscita a spiegare in poche righe questo minimo concetto. D’ora in poi, a chi ancora criticherà la mia passione per le parole che quest’uomo riesce a mettere in flia, su una musica che a me piace, risponderò così. E diciamolo:quest’ultimo brano non sarà dei migliori, ma quel “chiedemi il cambio solo se devi, sei brava a guidare e dopo portami oltre che lo sai fare dove sparisce qualsiasi confine fammi vedere che cosa vuol dire viaggiare col cuore…” è tutto suo, sono le parole che me lo fanno riconoscere al primo ascolto.

  5. by radollovich on Maggio 22nd, 2008 at 16:40

    attratto dalla vile meccanica dell’ostrica, come può un porco apprezzare la perla?
    (graffito murale, latrine di un monastero tibetano, attribuzione incerta)

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