Tra un vuoto di memoria e l’altro, bisogna pur scegliere quali storie portare in cantina ad ammuffirsi e quali tenere in casa a ingombrare.
Tipo. Dopo un anno e mezzo di tira-e-molla, i due finalmente si perdono di vista. Tempo un mese, lui ricompare. Non la rivuole (voialtre avete visto troppe commedie romantiche): vuole lamentarsi. È triste. Che dico triste: depresso. Clinicamente depresso. Autodiagnosticato, d’accordo, ma viviamo pur sempre nell’universo di Raffaele Morelli e, se uno ti dice che la sua depressione è un dato scientifico perché, diamine, dovrebbe fare la lavatrice e non la fa, tu non è che gli dici «Smetti di rompere i coglioni e passami il Calfort», altrimenti sei uno di quegli orrendi individui insensibili e bruti che pensano le relazioni disfunzionali si curino cominciando a comportarsi un po’ meglio e l’obesità mangiando di meno. Non vuoi essere una bruta, quindi al massimo la lavatrice gliela fai tu, ché lui è impegnato a deprimersi. Tantomeno gli ricordi che avendoti lui piantato reiteratamente e goffamente forse è il caso che ora si faccia consolare da un amico, ce l’avrà un amico, un cane, una donna? Figurarsi. Basterebbe anche un lavasecco, ma non ha neppure quello.
Dopo aver lei per un paio di settimane portato pazienza, e lui pianto sempre meno, continuando a dichiararsi depresso ma essendosi in realtà rimesso parecchio in sesto (è una strana forma di depressione, dalla quantità finita: se la scarichi addosso agli altri, diminuisce), lui un pomeriggio arriva a casa di lei e le dice «Forse l’hai vista stamattina.» Lei non sa di cosa lui parli, ma sa che lui non ha letto Caos Calmo. Neanche lei, però ci ha provato tante di quelle volte che ricorda il monito della quarta di copertina, quello sugli altri che badano a noi infinitamente meno di quel che noi crediamo. Insomma la mattina lei era passata a salutarlo, e lui aveva passato la notte con una signorina, e pensava lei l’avesse vista andar via, e quindi, essendo un uomo profondamente retto, riteneva d’uopo informarla che lui e la signorina avevano, «da un paio di giorni», avviato una relazione. Anzi: riavviato, giacché la signorina era quella con cui lui l’aveva precedentemente tradita in lungo e in largo e anche in diagonale (il che rende particolarmente di buongusto la confessione di ripescaggio con annessa richiesta di comprensione.) Inutile dire che, veronesianamente, lei la mattina manco s’era accorta che ci fosse una femmina nei dintorni.
Lei abbozza, un po’ perché vabbè, una volta tanto se la scopa senza che stiamo insieme, mi è andata meglio che tre/sei/dodici mesi fa, un po’ perché che deve dire, ha una fidanzata, buon per lui, quindi non è più depresso. Lui s’indigna: è depresso, diamine, questo non significa che non possa avere una relazione (pare lui aggiunga anche, dell’accoppiarsi da depresso, «Ma per fortuna lei non ha paura», ma dev’essere solo una suggestione della nostra eroina, dovuta all’aver di recente visto troppi duetti tra Tony Soprano e la psicanalista con cui copula, perché un essere umano realmente esistente e dotato di un tasso minimo di senso del ridicolo non può davvero dire una cosa del genere – no?) Lei prova ad argomentare che un depresso difficilmente ha l’energia per avviare una relazione, e che forse lui dovrebbe attutire la propria diagnosi in un «Non sono tanto di buon umore oggi», ma non insiste per non sembrare ri-bruta. Mezz’ora dopo, lui (un uomo con un vertiginoso senso dell’opportunità) le sta illustrando le meraviglie turistiche del luogo di villeggiatura in cui lui e la signorina si apprestano ad andare (ri-stanno insieme da due giorni: la vacanza l’avranno programmata il primo o il secondo?) Lei ascolta i dettagli museali e gastronomici, lo osserva ben bene, si figura di passare una settimana o anche una notte sola in una stanza d’albergo con lui, con le bolle ai piedi perché c’era quell’ultima chiesetta da vedere, e infine calcola che sì, prima che la signorina lo rimandi a stendere e lui si ricordi d’esser gravemente depresso, forse anche lei farà in tempo a fare una vacanza, magari breve, magari un weekend.

Quando leggo queste cose mi sembra di tornare ai diciassette anni.
Dev’esser bello avere sempre diciassette anni.
[...] Ultimo post della Soncini: Piccolissimo particolare ti ho perduto senza cattiveria [...]
Cara Guia,
posso mandare a quel paese tale Tony Musante?!?
1) Ognuno ha l’età mentale e relazionale che ha!
2) Io a 17 anni mi facevo molte meno paranoie sentimental-amorose di adesso
3) Se la tua vita da “adulto-sentimentalmente-stabile” o da “uomo-incapace-di-introspezione” non ti soddisfa non è colpa mia!
p.s. tornando al tuo post, la cosa che più mi stupisce degli Stronzi Carini è la loro totale mancanza di tatto nei nostri confronti, così totale da farmi supporre che davvero non ci arrivino a capire che spesso l’omissione o la bugia sarebbero TANTO più gradite.
Eh sì, gentile Tony, a 17 anni le cose erano molto più chiare e lineare. C’eri o NON c’eri. A 17 ani nessun maschio si permetteva i tira e molla che vanno tanto di moda oggi e anzi, se una femmina li considerava si ritenevano onorati.
Cara Lally, sul fatto che ognuno ha l’età mentale e relazionale che ha non ci sono evidentemente dubbi, però non è che te la devi prendere con me se papà non ti permette di andare a vedere il film delle Bratz.
;-) Scusate, ma a me sto Tony Muscante fa sorridere
[...] Piccolissimo particolare ti ho perduto senza cattiveria [...]
Eleonora, ti faccio sorridere perché io e te abbiamo qualcosa in comune.