Ho un’amica che, se solo la si lasciasse fare, avrebbe una soluzione semplice per la mia vita sentimentale: «Il mondo è pieno di gente che non sa cosa sia Twitter.»
Per dire, la settimana scorsa mi ha impedito di farmici un fiocco e portarla a domicilio a uno (che, giuro, aveva tutte le qualità per riceverla in omaggio) solo perché il tizio ha un blog.
Non so perché la signora in questione abbia deciso che i mali dell’umanità maschile da me fin qui incontrata siano legati alla tecnologia. Voglio dire, a livello razionale lo sa anche lei che non è così. Che ho passato i migliori e più infelici anni della mia vita con uno al quale non sono ancora riuscita a spiegare cosa sia Skype.
Tutto questo per dire che c’è una gamma di persone, che va dalla mia amica alla mia editor e include me, che se gli dici “scritto su un blog” prende meno sul serio quel che c’è scritto, e con cui quindi devo fare uno sforzo maggiore per farmi ascoltare quando esordisco con «Sul blog di Leonardo, che è il mio pensatore di riferimento.»
C’è di buono che io mi entusiasmo raramente, e quindi quando dico qualcosa di diverso da «L’articolo più sgrammaticato che abbia mai letto», «La donna più brutta del mondo», «Il film più noioso della storia della cinematografia», le centellinate volte in cui noto qualcosa di positivo, gli interlocutori abituali tendono a prendermi sul serio. Insomma posso dire – con l’orgoglio di chi aveva letto e apprezzato Bridget Jones prima che facessero il film – che su Leonardo avevo già fatto proseliti.

Tutta questa inutile premessa per dire che lo sapeva chi mi conosce, lo sapevo io, ma – già che ci siamo – che lo sappiano anche i passanti: come ampiamente prevedibile dato il suo status di pens. di rif., l’uomo ha scritto il mio testamento biologico, che firmo senza cambiare neanche la punteggiatura. Con particolare enfasi sulla parte in cui si esorta Giuliano Ferrara a trovare altri modi di farsi notare e farsi passare la noia che non siano quello di rompere i coglioni all’eventuale me comatosa. Quanto a Celentano, se – dopo aver staccato la spina e aver scritto sulla lapide “peraltro morta” – volete andare a prenderlo a calci in culo, sappiate che la defunta non ne sarà scontenta.