Giuro che l’ho letto solo oggi, anche se è di qualche giorno fa.
Giuro che è senza sapere di chi stessi tracciando l’identikit che ieri sera dicevo a una donna che mi capiva come il profilo del mio principe azzurro fosse elementare: non serve che mi faccia ridere (mi faccio abbastanza ridere da sola), ma voglio un uomo cui non freghi niente di Lost né dell’iPhone. Sono due condizioni non negoziabili.
Lo dicevo perché avevamo letto il delirio di un pazzo (secondo noi: secondo il resto del mondo, un uomo medio) sull’iPhone, una roba sull’imprescindibilità di avere più pixel, da chiamare gli infermieri subito; insomma: tutti a far dell’ironia sulla mania delle femmine per le borsette, e poi vi sembra normale che uno discetti per decine di righe sulla superiorità di uno schermo a più pixel.
Poi oggi scopro che a George non frega niente di avere l’ultimo modello di cellulare.
Un giorno arriverà, sul suo cavallo bianco (abbastanza veloce da seminare passanti moleste), e mi dirà che Lost è il più sopravvalutato fenomeno del decennio, e sarà grande e forte e il miglior pediatra della storia dell’intrattenimento, l’uomo che amo.

Ti dirà che Lost è il più sopravvalutato fenomeno del decennio.
E tu, improvvisamente asciugata di delusione, scoprirai che lo dice perché un po’ je rode.
Che uomo, George!
Lost fa veramente cagare, e mi si perdoni il francesismo…