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Del perché quel paese in cui sono residente è allo sfascio

Sono in un aeroporto e non ho vocabolari per controllare, ma sto scrivendo un articolo sulla Palin e mi sono imbattuta in un passaggio in cui, rispetto al suo discorso alla convention, un giornalista commenta la gaffe che avrebbe fatto quando ha affermato, per spiegare il proprio essere più qualificata rispetto a Obama, che “being the mayor of a small town is like being a community organizer; except you have actual responsibilities.”
E come, allora il volontariato non comporta un carico di responsabilità, e allora tutti i community organizer devono offendersi, e bla bla bla. È, conclude il commentatore, che l’Incubatrice col Fucile (lui, incomprensibilmente, non la chiama così: non sono abbastanza trendsetter) ha usato la parola sbagliata. Non responsible, avrebbe dovuto vantarsi di essere stata, bensì accountable.
Ecco, magari sono io che ho lacune nei vocaboli, ma è qualche minuto che mi dico che no, la differenza in italiano non si può rendere. Esattamente come non c’è una parola per il femminile di pompino (a meno che una non voglia essere così generosa da tener conto di una parola latina all’interno della quale nessuno sa bene dove vada la doppia u), non ce n’è neppure una per l’accountability. E, se non ci sono le parole, in genere non è per caso.

[Sì, lo so che esiste risponderne, ma è privo di un sostantivo, e comunque la differenza tra rispondere di qualcosa ed esserne responsabili c'è, ma è diversa dalla differenza tra accountable e responsible.]

Comments so far:

  1. by Giulia on settembre 9th, 2008 at 23:45

    C’è solo la perifrasi “essere chiamati a risponderne”. In italiano si usa la stessa parola anche per “guest” e “host”, per cui dai, questa della responsabilità è quasi meno grave.

  2. by Andrea on settembre 10th, 2008 at 09:46

    “Accountable” è termine legale preciso (“imputabile”) insieme a “liable” (“obbligato”). “Responsable” è termine più generico, a volte viene usato per “competente” (come in italiano del resto: “il responsabile del settore vattelapesca”).

  3. by Ipazia Sognatrice on settembre 10th, 2008 at 19:02

    Cunnilingus. Nessuna doppia u. Comunque, nel caso tu non ti trovassi con un parlante latino (credo che gli unici esistenti stiano nello Stato della Chiesa, e comunque siano tutti over 70), esiste la versione italiana cunnilingio (data sul devoto-oli). Ad ogni modo, dato che dubito che molti cunnilingui (ossia dediti alla suddetta pratica, cf. devoto-oli) siano consapevoli dell’esistenza del vocabolo, io consiglierei, per accelerare i tempi, di ricorrere a perifrasi, qualora si desideri un pronto servizio.

  4. by Lally on settembre 11th, 2008 at 09:38

    Ho sempre pensato che l’inglese fosse una lingua “povera”, nel senso che le lingue neolatine bla bla bla… ma poi ti rendi conto che non c’è gara tra “baby-weight” e “peso in eccesso accumulato durante la gravidanza”, tra “work out” e “attività fisica in palestra o all’aria aperta mirata a mantenersi in forma” e poi “trend setter”, “fashion victim” ecc ecc. Come fai a non diventare anglofona seriale?!
    Comunque – l’hai detto tu e dopo una vacanza negli States lo sottoscrivo alla grande – il vero motivo per cui loro sono superiori a noi sono i saldi! Roba che adesso lo shopping nella madre patria non è più la stessa cosa!!!

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