C’era una volta una signorina che aveva finito la dieta.
La sera era andata a letto compulsando il menu del room service, e pregustando tutti i carboidrati che si sarebbe scofanata la mattina dopo.
Al risveglio aveva ordinato eggs benedict, poi (essendosi per parecchie settimane data una severa disciplina, che – come tutte noi che abbiamo studiato dalle suore sappiamo – genera dipendenza) si era sentita in colpa e aveva scartato le patate e raschiato via il tuorlo lasciando sul tavolo il muffin ingiallito e facendo attenzione a che nel boccone entrasse il minor numero di briciole.
Il signore con cui divideva il carrello della colazione l’aveva guardata con lo sguardo condiscendente degli uomini che classificano le donne in base a cliché (cioè: degli uomini, punto.)
Aveva sorriso e detto una cosa tipo «È inutile, siete sempre lì a contare le foglie d’insalata.»
Lei aveva rapidamente ripensato ai modi in cui era stata definita nei decenni, da «mangi come una soprano (stonata)» in giù, ed era stata sul punto di dire «Io? Foglie d’insalata? Ma hai presente con chi stai parlando? Foglie d’insalata? Io? Quella da quattr’etti di spaghetti a botta?»
Ma non aveva detto niente.
Si era ricordata di quella miracolosa attitudine maschile a convincersi che tu sia nata il giorno in cui li hai incontrati.
E si era resa conto che c’era almeno una persona, su quel pianeta, per cui lei sarebbe sempre stata una che era sempre stata naturalmente così, una che tutta la vita aveva guardato il mondo con l’atteggiamento di chi pensa «Del pane? Ma che bizzarra idea.»
Contemplando un futuro di principi azzurri che avrebbero detto di lei agli amici «È fissata con la linea», visse per le ore successive felice e contenta.

una SIGNORINA…
Mio fidanzato andrebbe sostituito soltanto perché può testimoniare di quando in topless divorai un pollo sulla spiaggia.
spero che almeno il pollo avesse il reggipetto
non e’ il luogo adatto, ma il link “contatto” non funziona e non trovo una tua email. L’articolo “outing di una finta lliscia”…. l’hai scritto tu vero??
lo ripubblichi? me lo mandi per email??
era cosi’ denso di verita’!
ciao
michela
boh, forse è questo. non ho un archivio molto organizzato.
La domanda che faccio a ogni signora che intervisto ha a che fare con un primo giorno di scuola in una scuola nuova, una scuola in cui le lezioni avevano il cattivo gusto di cominciare di lunedì. Se non avete ancora capito il dramma, significa che siete di quelle Felici Poche che possono lavarsi i capelli sotto la doccia. Siete l’invidia di noialtre, noi che combattiamo con ogni umidità nell’aria, e soprattutto con l’esecrabile abitudine dei parrucchieri italiani di non lavorare il lunedì. Noi siamo le Finte Lisce, e già da piccole la nostra vita era un inferno.
Il capello naturalmente liscio è sintomatico di ragazza elegante, di buona famiglia e che non necessita di particolare manutenzione estetica. Tutto quel che io non ero in quel primo giorno di scuola con coda e cerchietto, acciocché nessuno si accorgesse che non ero una Vera Liscia. Le Vere Lisce sono le stesse che mangiano carboidrati e non ingrassano. Sono donne cui gli dèi vogliono bene, e che noi ad alta manutenzione invidiamo e ammiriamo in pari misura. Spesso non si rendono neanche conto della loro fortuna: «Come sarebbe, non puoi lavarti i capelli a casa?». Inutile spiegare alle Felici Poche che scuotono chiome naturalmente setose il nostro dramma. L’impossibilità di non far sembrare bruciacchiati i capelli ripassati con la piastra; e come, dopo interi quarti d’ora di spazzola e phon autogestiti, una Finta Liscia sembri la strega Nocciola. Io Cherie Blair la capisco: l’unica soluzione è il parrucchiere. Certo, 225 sterline a messinpiega sono un po’ tante, e le polemiche dei giornali inglesi sono comprensibili. Ma chiedano, i direttori di tabloid scandalizzati, alle loro giornaliste (in mezzo alle quali sicuramente ci sono moltissime finte lisce), e capiranno che le settemila sterline messe in conto da Cherie al partito del marito per un mese di capelli da campagna elettorale sono nulla, rispetto all’ammontare di danaro che una Finta Liscia devolve ai coiffeur nel corso della propria vita. Alla moglie del Primo Ministro inglese non va contestato il costo, ma il risultato: quel ciuffetto sulla fronte, francamente, era sempre sembrato il tragico risultato di una messinpiega casalinga. E invece era la psicanalisi di Cherie. L’ha svelato al mondo Gwyneth Paltrow, anni fa, in un’intervista a Vogue: «Stirarmi i capelli è fondamentale per la mia autostima». È stato allora che abbiamo capito di essere tante: le amiche e colleghe tricologicamente avvantaggiate ci avevano convinto di essere sole su questa Terra, e invece il mondo là fuori era pieno di Finte Lisce. Persino una come Gwyneth, che ha i colori e i lineamenti e il portamento di una Vera Liscia, di una ragazza di buona famiglia coi capelli a spaghetti.
Dopo la rivelazione di miss Paltrow, cominciai a indagare. Se anche lei era una donna che temeva l’umidità, tutto era possibile. Cominciai a concentrarmi sulle fotografie, sulle dichiarazioni, a capire l’universalità del problema. Esattamente come i cellulari nella pubblicità, le Finte Lisce erano tutte intorno a me. Raffaella Carrà e Jennifer Aniston, Alessia Marcuzzi e Lorella Cuccarini… Il capello riccio è una formidabile spinta propulsiva per il successo: domarlo è un’attività talmente impegnativa e costosa che ti conviene diventare velocemente ricca, famosa, e dotata di parrucchiere personale. Non solo: se sei in grado di tenere a bada il capello riccio, di tenerlo a bada con costanza e rigore nei decenni (qualcuno ha mai visto una foto della Carrà riccia?), allora la tua ambizione e la tua determinazione non hanno limiti.
Dunque negli anni ho chiesto conto a Jennifer Aniston delle sue tribolazioni tricologiche: all’epoca di Friends, aveva detto che per ottenere il famoso taglio di capelli alla Rachel era costretta a stirarsi i capelli ogni giorno. Lei ha abbassato gli occhi e ha negato di avere capelli ricci: «Ma no, solo un po’ ondulati…». Ho capito che era un argomento delicato, e ho cambiato discorso. Ho fatto la stessa domanda ad Alessia Marcuzzi, che mi ha detto di avere capelli talmente spessi che se li stira poi restano lisci. Non ci ho creduto, esattamente come non credo a quelle che dicono: «Mangio di tutto e non ingrasso». Crederci sarebbe troppo doloroso. Ho chiesto a Sarah Jessica Parker, che è una delle pochissime donne che stanno meglio ricce che lisce. Lei mi ha detto: «Stamattina alle sei è venuto un parrucchiere a sistemarmeli. Tutto quel che riesco a farci da sola è legarli appiccicati alla testa». Ho capito che aveva ragione un parrucchiere che frequentavo anni fa. Gli avevo chiesto perché io riccia fossi impresentabile, e Nicole Kidman, invece… «Perché le foto di Nicole Kidman vengono scattate un secondo dopo che i suoi ricci sono stati professionalmente acconciati». Vale a dire: l’unico modo per essere una riccia graziosa è non essere una Vera Riccia. A domanda su quanto tempo le avesse rubato lo stiraggio dei capelli, Lorella Cuccarini ha alzato gli occhi al cielo come a dire che avrebbe potuto avere altre dieci carriere e mezza dozzina di figli. A volte penso che, se riavessi indietro i soldi che ho speso in parrucchieri, io potrei comprarmi un appartamento. Ma – Cherie mi capirebbe – chi vuol essere una padrona di casa spettinata?
Il pane spesso è un primo passo , una “porta” , verso dipendenze peggiori, come il burro, le nutella e gli affettati .
( http://bragwebdesign.com/notizie-dal-web/il-pane-e-pericoloso/ )
p.s. dai non ti buttare gi# , che 2 …. , te li darei anche da riccia.
io sono una vera liscia ma sono praticamente l’unica tra le mie amiche.
non ho capito cos’è Nicole Kidman(che comunque liscia sta bene, ma meno bene)
gran bella fiaba, nel miglior stile della sig.na