Io credo che l’Incubatrice col Fucile non esista. Sul serio. Credo l’abbiano disegnata a forma di “Come stare sul cazzo a chiunque abbia un po’ di criterio.” (Temo sia la stessa formina da cui esce il pongo a forma di “Come vincere le elezioni”, ma questa sarebbe un’altra storia. Un’altra, ma fino a un certo punto: oggi, nel mezzo di una colazione i cui partecipanti – me compresa – si dicevano tutti certi della vittoria di McCain, ho confessato che io sulla sconfitta di Obama ho pure scommesso 100 euro, e l’ho fatto perché la sua vittoria non mi sembrava verosimile, ma neanche auspicabile, fighetto che non è altro, ma insomma poi è arrivata l’Inc. col Fuc., e mi piacerebbe tanto perderli, quei 100 euro. Lo so, lo so: non accadrà.)
Insomma, oggi sul New York Times c’era questo articolo sulla pettinatura dell’IcF come metafora delle sue scelte politiche (ehi, anche loro hanno dei buchi in pagina, ogni tanto – ma li riempiono molto meglio.) C’erano un sacco di cose in cui un’elettrice potesse riconoscersi: lei che va da quel parrucchiere per porre rimedio a una tinta sbagliata (se mi presentate una donna cui non sia capitato, vi do i 100 euro che riscuoto quando perde Obama); il cercare una pettinatura che la facesse sembrare più alta (sostituite col vostro scopo: più magra, con più zigomi, più giovane…); la parrucchiera che è la prima ad accorgersi della gravidanza perché i capelli le cambiano in mano.
E poi c’erano tutte le sfumature che rendono l’IcF una caratterista insopportabile. D’accordo, io sono piena di pregiudizi, e il listino prezzi del salone [Mirko e i] Beehive (sì, lo so cosa significa beehive in termini parrucchieristici, ma capirete bene che la battuta, per quanto brutta, è irresistibile), dicevo, i prezzi non aiutano la mia benevolenza. Cioè, io non mi fido di un posto dove ti tagliano per 30 dollari (20 se fai anche il colore.) Ma quello è il meno. Il più è lei che, quando la parrucchiera piange il proprio divorzio e i propri debiti, le dice che tutto è nelle mani di dio e che lui ha un disegno. Il più è la parrucchiera che racconta di come la direttrice del negozio fosse in competizione con l’IcF per prendere un orso più grosso di quello cacciato dal marito della direttrice, che era di 2 metri e 90 (non riesco a decidere se mi irrita più il lato Incubatrice o il lato Fucile.)
Ma, soprattutto, è lei che, nell’elegiaca cronaca della parrucchiera, opta per quella elaboratissima crocchia (il cui scopo semplificativo fa ridere almeno quanto faceva ridere Sarah Jessica Parker quando raccontava che, in Sex and the city, loro avevano solo pettinature che fosse plausibile si fossero fatte da sole) perché non vuol essere troppo figa. «Parlavamo molto di come, se fosse risultata troppo bella o sexy, la gente non l’avrebbe ascoltata. Quant’era importante che la vedessero come una donna intelligente. Era comica la differenza che facevano i capelli sciolti.» Ora, io sono certa che il futuro presidente degli Stati Uniti (chi avrebbe mai detto che mi sarei ritrovata a sperare nella salute di McCain) abbia delle qualità. Mi vengono in mente solo delle tube di Falloppio molto efficienti, ma insomma ne avrà di certo altre (di qualità, non di tube.) Però essere troppo-figa-per-venir-presa-sul-serio non è una di quelle. Per avere la sindrome Porta a Porta “mi guardano le tette e non mi chiedono cosa penso dell’Iraq”, non è abbastanza figa. Non lo dico per antipatia personale: che a capelli sciolti fermasse il traffico, semplicemente, non è credibile. (Lo è quasi di più l’orso di due metri e novanta, pur con la nota ballistica propria di pescatori e cacciatori.) Lo so che la parrucchiera lo dice per farle fare bella figura, ma dia retta: le dica di lasciar stare.

Compiti a casa:
definire in breve il significato dell’espressione “avere un po’ di criterio”.
Faccio un po’ di ipotesi:
1)Non credere in Dio;
2)Pensare che la vita di un orso valga più di quella di un bimbo down;
3)Preferire chi perdona le altrui spompinate al marito per sete di potere a chi perdona le cazzate di una figlia minorenne per amore di mamma.
Se ho indovinato prenoto almeno un dollaro dei cento che vincerai (perchè li vincerai, e per merito esclusivo dell’IcF, per giunta).
La prima, senz’altro.
Per la seconda non sono attrezzata: bambini e animali mi fanno parimenti schifo (se pensa che trovare ridicolo il modello “donna cazzuta che va a caccia nei boschi” abbia a che fare con l’animalismo, ha bisogno che le vengano spiegate troppe cose per la mia pazienza)
Quanto alla terza, a occhio lei è italiano. Ergo avrà una vicina di scrivania, una madre, forse persino una moglie rimasta attaccata con unghie denti e altri attrezzi prensili a un marito che l’avesse cornificata. Tutte aspiranti presidentesse?
No no, so benissimo che la proprietaria di questo blog non è animalista. Lo so perchè dai tempi del Foglio sono un suo grandissimo fan, pur incazzandomi regolarmente come una biscia d’acqua alla lettura di ogni suo capoverso.
Anche l’allergia al marmocchio è un tratto distintivo (ricordo ancora dell’auspicata “patente di adeguatezza per aspiranti mamme”).
Per il resto, il fatto che molte donne restino col marito porcone anche aggratisse è pur vero (anzi vale anche per molti mariti/stambecchi), ma in genere si tratta di corna di cui sono al corrente pochi soggetti per lo più coinvolti nella tresca, non tutto il mondo. Bene, brave, bis (nel senso che in quel caso il marito fa bene a fare il bis, tanto se è andata bene una volta…) ma che c’entrano col caso in questione?
Quanto al punto uno, mi dispiace non aver criterio. Ma almeno un simbolico dollarino della scommessa mi toccherà, visto che l’ho azzeccato?
P.S.
ovviamente mi scuso per averle dato del tu: mi viene naturale quando discorro con persone più giovani di me (ho 26 anni).
il ps è priceless :)
sì, il ps gli vale almeno un bonus in style-points. e, se è vero, fa ancora in tempo a crescere, a smettere di credere in dio, nel gabibbo, negli gnomi del bosco e nell’aggravante pubblica delle corna private. ho lettori promettenti, in fondo.
come dire, la vita è bella
ma non ti piacevano i gatti siamesi?