Saremo un paese normale quando andrà in onda una roba così (sì, non so mettere su i video, volete farmi il piacere di cliccarci e andarvelo a guardare sul sito della Cbs, invece di rompere i coglioni sulla mia inadeguatezza informatica?)
Saremo un paese normale quando non ci sarà un ordine dei giornalisti a dire che un comico mica può intervistare un candidato (perché sappiamo bene che, nell’ipotesi dell’irrealtà in cui arrivasse un Letterman italiano, subito si alzerebbe un sindacalista a dire che quello lì non è autorizzato a fare quel che fa senza tesserini.)
Ieri sera John McCain doveva andare al Late show di David Letterman. Ha fatto chiamare dicendo che sorry, doveva correre a Washington perché l’economia stava andando a puttane. Il che già a Letterman è piaciuto pochino e ha causato le prese per il culo (dov’è la vice? non lo sostituisce, se lui non può presenziare a un appuntamento della campagna elettorale? se io casco a terra stecchito, Paul manda avanti il programma) nel monologo, quelle nella prima parte del video.
Ma nel frattempo il capufficio dell’Incubatrice col Fucile aveva avuto un’altra, altrettanto brillante idea. Andare a farsi intervistare da Katie Couric. Se cancelli la mia intervista perché non hai tempo per le interviste e poi però alla stessa ora ti fai intervistare da un altro, è ovvio che io mi incazzi e che magari il giorno dopo mi vendichi, potendo. Ma se sei così furbo da farlo andando in un programma della stessa rete, evidentemente nessuno ti ha ancora spiegato cosa sia la bassa frequenza (vedi che significa, un paese senza Striscia la notizia…) E quindi Dave manda in onda il segnale del circuito interno della Cbs, Katie sorridente e John che si fa incipriare, «Non mi sembra stia esattamente correndo all’aeroporto», chissà se possono chiamare gli spettatori con le domande, io ne avrei una: senatore, ha un aereo da prendere! – e così via. Ci si mette pure Keith Olbermann, ospite sulla poltroncina sulla quale non si è seduto McCain, a dire che beh, anche Katie non ci fa una bella figura, a meno che la prima domanda non sia «Perché ha annullato l’intervista con Dave?»
Prendiamo Prodi e Berlusconi. Cito loro perché erano due candidati seri (nel senso di “con concrete possibilità di vincere le elezioni”, non solo lì perché anche lo schieramento che le elezioni non le vincerebbe neanche correndo da solo deve pur avere un candidato), ma anche perché ricordo almeno un episodio a testa in cui bidonarono – per strategia o per capriccio o per qualunque ragione – appuntamenti televisivi già concordati. Io non vorrei essere noiosa e dire che gli americani sono meglio, però non riesco proprio a immaginarmi un Enrico Mentana (per citare il best and brightest di quelli che fanno il lavoro di intervistare i politici alla tele) che prende per il culo per dieci minuti il candidato che se l’è fatta sotto e non s’è sottoposto al giudizio degli spettatori, che lo fa in quel modo lì, crudelissimo e impeccabile e mai lagnoso. M’immagino solo il Luttazzi della situazione che ne fa una questione di attentato alla democrazia, o chiunque altro che tace pensando che se abbozza poi quello la prossima volta l’intervista gliela dà e lui magari vince lo share della serata. Non riesco a immaginarmi una televisione, normale, figuriamoci un paese.
(Notevole anche questa. La mia preferita è la 3: «Hillary here: my schedule is free Friday night»)

paese normale? naaa