|
|
|
|

Miuccia, guardiamoci negli occhi: cos’è questa storia che non fai più le parigine? Cerchiamo di capirci. Io sono stata una cliente fedele nel corso degli anni (miei) e dei capricci (tuoi).
Se le facevi di seta le compravo di seta, pur sapendo che avrei berciato al poveretto che me le sfilava «Attento!» col tono che hanno quelle non-te-la-do-sennò-mi-spettino.
Se le facevi di lana le compravo di lana, anche se la loro morbidezza non era neanche sullo stesso pianeta di quelle, ormai tutte tarmate, di cachemire e seta che mi avevi venduto nel secolo scorso, quando ancora non eri crudele.
Se color cipria ne facevi sadicamente poche ed erano introvabili in qualunque negozio, mi accontentavo di quelle nere.
Certo, non ho comprato quelle senza piede, e anzi ho espresso più volte il mio raccapriccio in merito, ma so che non ti offende, perché tu e io, Miuccia, sappiamo che le parigine senza piede di ieri sono come il sandalo col fantasmino di oggi: l’oggetto mostruoso col quale metti alla prova la nostra devozione, stagione dopo stagione.
Poi, oggi, faceva freddo, ed era tempo di comprare le parigine dell’anno, entro in uno dei tuoi negozi e mi dicono che no, quest’anno niente. Basisco. Allibisco. Minaccio lo svenimento. Il commesso mi spiega che hai fatto il pizzo, quest’anno, e sotto i vestiti di pizzo mica ci si posson mettere le calze. Chiedo come la si metta con chi il pizzo non lo indosserebbe neanche ove retribuita, e con “chi” intendo “io”, e il commesso sorride come a dire che tu sei fatta così, e loro ti venerano anche per questo, e io pure, no?
Sono uscita da lì senza calze e senza speranze, parevo un romanzo di Dickens. Mi sono ricordata che, alla fine della sfilata dove le indossatrici in fantasmini cadevano come birilli, il direttore di Vanity Fair aveva fatto una buona battuta: «Il guaio sarà quando compariranno i fantasmini di Intimissimi.» Sono entrata nel negozio di biancheria all’angolo, e ho comprato delle parigine qualunque. Mi sono sentita come quando finisce un grande amore e le amiche ti dicono di portarti a letto uno qualsiasi, ché chiodo-scaccia-chiodo. Le guardo, non le indosso, ho freddo.

Comments so far:

  1. by moleskina on ottobre 9th, 2008 at 17:36

    links from Technoratidi biancheria all’angolo, e ho comprato delle parigine qualunque. Mi sono sentita come quando finisce un grande amore e le amiche ti dicono di portarti a letto uno qualsiasi, ché chiodo-scaccia-chiodo. Le guardo, non le indosso, ho freddo” -Guia Soncini

  2. by augusta on ottobre 8th, 2008 at 15:06

    Dio non voglia, ma “abbassarsi” a una parigina qualsiasi non è una tragedia, suvvia (Wolford, per esempio, mi pare un degno sostituto)

  3. by kitten on ottobre 8th, 2008 at 15:28

    Anch’io mi “abbasso”, ma non è lo stesso. Per certe cose però son previdente, cosí ne ho un poco di scorta e quando fa più freddo, non solo in gradi, uso quelle.

  4. by ester on ottobre 8th, 2008 at 16:27

    Sig. na Soncini, com’è ispirata.
    Una poesia, davvero.
    Chapeau.

  5. by la sorella grassa on ottobre 8th, 2008 at 16:29

    non è cortese farmi piangere così, nelle mie condizioni, e senza contare il fatto che adesso abito sopra a un intimissimi.

  6. by la sorella (tutto è relativo) magra on ottobre 8th, 2008 at 16:55

    io sopra a un wolford, e tuttavia non ti disconosco: non sono buonissima?

  7. by Alli on ottobre 9th, 2008 at 10:24

    Chapeau come al solito. E invidia per chi riesce a portare le parigine senza morir di freddo.

Lascia un commento