Più o meno una settimana fa un tizio che legge (e scrive) i giornali mi chiama e mi dice: ma non sai, su Libero c’è un articolo su Concita che ha cacciato Fulvio Abbate per prendere Luca Sofri. Ovviamente non so di che parli, ma pur non avendo ancora preso il caffè sono abbastanza lucida da obiettare brevemente che non capisco la consequenzialità tra l’uscita di uno e l’entrata dell’altro (non è che esista un numero chiuso di rubriche, in un giornale), e più compiutamente che i direttori fanno i giornali un po’ con chi gli pare.
Vado a comprare Libero. Mi sembra un articolo da ubriachi e una polemica pretestuosa di quelle tra gente che fa i giornali (che non a caso non è molto più numerosa della gente che li legge, d’altra parte se scrivono solo dei cazzi loro non si capisce perché il mio lattaio dovrebbe spendere un euro.)
Ricevo altre telefonate (conosco molta gente che i giornali se li fa e se li legge) che mi segnalano come Abbate abbia parlato della cosa sul suo sito, e si prepari a dare la sua versione dei fatti a un noto sito di pettegolezzi. Il fatto che si consideri lo sfogo a un sito di pettegolezzi di un tizio che aveva una rubrica e non ce l’ha più come un fatto degno di anticipazione dice, della gente che si fa i giornali, molte cose che non stiamo ad analizzare. Dicono anche cose come: eh, sai, ha parlato male di Veltroni. Che è una specie di polizza sulla vita: da dovunque mi caccino domani, posso produrre prove che ho parlato male di Veltroni, e che quindi mi abbiano licenziato per quello, e che quindi regime.
Vado sul sito di Abbate. Ci sono dei filmini di lui e il suo gatto. Vabbè. Ci sono arringhe lamentose, si paragona a Pasolini, dice cose come “io in quanto scrittore”, e in uno dei filmati chiude con la frase “il tempo è galantuomo”. Mi chiedo, non avendone mai letto una riga, che scrittore possa essere uno che fa un uso così sciatto della lingua in cui si esprime. E mi chiedo, per un paio di minuti, se sia il caso di scrivere qualcosa per dire che, a parte me e forse un altro, non mi viene in mente nessuno che lavori nei media italiani e che, quando gli è stato tolto uno spazio, non abbia gridato al regime, alla censura, al diritto violato. Poi forse c’era Centovetrine, o qualcos’altro di importante, insomma smetto di pensarci.
Ora vedo che la versione dei fatti di Abbate, riassumibile in “Avevo una rubrica, non ce l’ho più, è un’ingiustizia”, è pubblicata sul sito di pettegolezzi promesso. Non so se ci abbia messo una settimana a scriverla. So che scrive “un’appello”, con l’apostrofo.

ma cu minchia è ‘sto ABBATE? E’ quello del CINICOTV?
fratelli abbate!
DICA!
…è lui?
che POI io non penzo che è la POSTROFO a fare la differnza. La POSTROFO è la colla tra due persone. E’ tipo il FILINO di saliva. Che se sputi qualcosa e c’è il FILINO ti fa schifo. Se invece cerchi il BACIO, è la saliva che BEVI come assetato di DESERTO di tipo africa.
E’ che a molti non ci va bene che OBBAMA è diventato SINDACO di CICAGO. O è sceriffo?, non ho capito, PARLAVANo sempre in TV di quella con la FACCIA da vorrei-farti-un-pompino-ma-non-posso-che-gesù-piange-diochevogliaperò. QUella un pò APPORCATA. Quella col COGNIOME già di NOIA sbuffa. PALLIN. Ecco. Una che si chiama così è già SFRANTUMAMINCHIA. (scusa le parole sporcone). Uno che si chiama ABBETE invece rompe le palle solo a NATALE. CHe ci vuoi fare, guglia, è nei nomi di alcuni la SCRITTURA delle mattonelle della loro storiella. Tu ti chiami GUGLIA e sei un pò stuzzicadenti o spina, dipende. A me mi chiamano eNZO e sono uno di DUBBIO. Lui chiama il figlio PIERSILVIO e capisci che poveretto è SPACCIATO, e allora gioca a miomiomiotuttomio.
Ora basta, ho scrittto TROPPO, scusa, ciao
un lattaio?