Com’era quella storia che nelle vite americane non è previsto il secondo atto? Beh, FSF resta il mio preferito, ma quella era davvero una stronzata.
Questa è l’intervista più bella che abbia letto da non so neanche quanto tempo. E la più straziante. E la più pericolosa, anche. Perché, se si è soggetti ad attrazione verso l’abisso, si rischia di pensare che sia meraviglioso e romantico e che ci sia, ci debba essere, un lieto fine possibile, diverso dal farsene una ragione e crescere fuori da un maledettismo appropriato solo in quel territorio legittimato alla sospensione del senso del ridicolo che è l’adolescenza, e rimettere assieme i cocci e andare avanti.
E se invece si fa in genere uno sforzo per, appunto, andare avanti, obbligandosi a pensare che sì, magari ci sono buchi neri momentanei, giorni in cui si sta così, ma poi passano in un tempo ragionevole, si scopre che ci può sentire così per quindici irragionevolissimi anni.
Living in a state of disgrace. The humiliation that I’ve lived with for five, six, seven, eight, nine, 15 years. That I brought upon myself. I lost everything, the wife, the house, my friends, my name in the business. I was paying $500 a month for an apartment with my dogs. Nobody really knew how broke I was. A friend used to give me a couple of hundred of dollars a month to buy something to eat. And I’d be calling up my ex-wife and crying like a baby and trying to get her back. I was desperate. And I was all alone. And this went on for years, for years.
(E io il film non l’ho visto, ma ho visto da poco Dark Knight, e vorrei sapere da tutti quelli che hanno scritto che dopo cinque minuti di film ti dimentichi che Heath Ledger è morto per quanto sei coinvolto dalla performance cos’abbiano al posto del cuore, perché che quell’uomo stesse malissimo è così evidente a ogni scena che davvero non si capisce come il regista la produzione o anche solo uno del catering che si era attardato sul set non ne abbiano disposto il ricovero coatto prima che fosse tardi. E mentre leggevo quest’intervista e pensavo che quindi la gara per il miglior attore, ai prossimi Oscar, è tra due che stanno lì come allo zoo, a farsi scrutare da noialtri mentre stanno malissimo davvero, non per raffinate tecniche attoriali, solo per esibizionismo della disperazione, mancanza di lobi frontali, senso del più-nulla-da-perdere, pensavo anche che Rourke non vincerà mai. Mi sbaglierò, ma mi pare più hollywoodianamente spendibile uno che ne è morto ma che, da vivo, aveva bisogno del trucco di scena per mostrificarsi, di uno che è sopravvissuto e ne porta gli sgradevoli segni in faccia. Quello, e il fatto che Oscar nominees don’t call people faggots.)

Be’ ma non è mica morto un cane. Le persone si disperano quando muoiono i cani. (O quando stanno male)
Mi rivaluta Rourke, leggere questa storia dei Thunder and lightning
Concordo con Guia
sì ma non credo che sia previsto nessun secondo atto, per me l’academy non se lo cagherà per il semplice fatto che di film non ne capisce mai una mazza, anche perché fondamentalmente non è quello il suo ruolo.Ledger è morto, viva Ledger.L’oscar è suo e amen, su questo concordo pienamente.Il ruolo del vincitore viene dato a chi da sano fa il malato o a chi da bella la brutta e cose così, non a chi da quello che è fa quello che è.Rourke è un grandissimo attore e non solo, lo dimostra in ogni film e nei ruoli che sceglie, per quanto marginali possano essere.solo che ha il difetto di aver fallito per 15 anni, e non credo che gli verrà poi troppo perdonato, se non quando morirà.Detesto il circo che si sta scatenando attorno a lui per questo film, non è da seconda chance, è da freak show.