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I puri non ballano

Credo che il dibattito sulla definizione di satira sia antico almeno quanto quello sulla crisi della sinistra – nel senso che la prima volta che ne ho sentito gli echi giocavo coi pastelli di cera, ed era già noioso allora. E c’è anche da dire che l’intervista, genere di ripiego per definizione, genere favorito da direttori pigri di giornali pigri per lettori pigri, in cui i neretti e gli a capo e i virgolettati danno minor affaticamento visivo e in più il giornalista non si deve far venire un’idea che sia una, sta lì e trascrive, l’intervista quasi mai ha granché a che vedere con come si è svolto veramente il dialogo (il che rende particolarmente ridicola l’abitudine italiana di impaginare il tutto – sempre per avere più a capo e meno affaticamento possibile – in forma di botta e risposta, perdipiù serrato, ché si sa che gli intervistatori son tutti incalzanti e gli intervistati tutti pieni di brillantissime risposte pronte.)
L’intervista come viene pubblicata è ovviamente un best of, con la trascrizione dei brandelli di frase più interessanti (il Corriere direbbe controversiali, che il dio delle parole li perdoni.) Quindi non dovrei usare la mia irritazione di fronte all’odierna intervista di Andrea Rivera per ribadire a me stessa che il tizio è fatto a forma di «Dai, vi faccio fare il titolo», che prima di mettersi lì a dire quanto fanno schifo tutti gli altri dovrebbe almeno far ridere (che non mi risulta gli sia ancora riuscito una-volta-una), che dei duri-e-puri non se ne può più. Non dovrei ricordarmi di quant’era patetica tutta la questione del primo maggio (e non credo fosse mai successo prima, che una battuta anticlericale non avesse il mio totale appoggio, e non credo possa succedere ancora entro il secolo.)
Non dovrei, ma quando leggo «A Roma abbiamo un Papa tedesco e un sindaco alemanno. Cos’è un’invasione?» o «La sinistra non c’è più… anzi è come i mobili Ikea: te la devi montare da sola ma non ci sono le istruzioni» non riesco a non pensare alla sceneggiatura del Divo, e a come per l’intera visione di quel film non riuscissi a pensare ad altro che «Ma uno può parlare solo per boutade, sempre, anche quando chiede cosa c’è per cena?» Dice: è un comico, vuoi che non faccia qualche battuta in un’intervista? Boh. A parte che, come diceva quello, i comici mi rendono triste, non so. Non so se è che l’effetto “risposte di un’intervista che sembrano prese da un volume delle Formiche” mi fa tristezza, o se sono le battute che non fanno ridere, a farmi tristezza.
So che quando dice che non lo vogliono nei teatri perché è troppo laico, non abbastanza organico, o persino pericoloso (Sandra Cesarale, magnanimamente, glielo mette tra virgolette, come se lui stesso prendesse le distanze da quell’aggettivo, anche quando tutto il resto della pagina concorre a far credere ci creda davvero), in me provoca la stessa reazione di quelli che dicono che se fosse un paese moderno loro farebbero più carriera, se fosse un mondo giusto loro vincerebbero i concorsi, se contasse il merito lì ci starebbero loro. L’effetto di quelli che non tengono in alcuna considerazione il rasoio di Occam, e non si fermano mai a valutare l’ipotesi che, quasi sempre, i risultati che non raggiungi non li raggiungi perché sei una pippa.

Comments so far:

  1. by lotteinweimer on novembre 29th, 2008 at 17:50

    “l’ipotesi che, quasi sempre, i risultati che non raggiungi non li raggiungi perché sei una pippa.” laddove non la si sia praticata a chi di dovere.

  2. by kitten on novembre 29th, 2008 at 19:36

    Oltre al fatto che la pseudo battuta sul sindaco alemanno andrebbe vietata dopo la terza media, o sempre, ma “abbiamo un papa tedesco” ricorda il geniale Guzzanti quando imitava Bossi: “il papa è un immigrato che ruba il lavoro ai papi italiani”.

  3. by maria sung on novembre 30th, 2008 at 12:19

    Il ragionamento non farebbe una grinza, se i comici di successo fossero tutti meglio di Andrea Rivera. E’ davvero così pippa? E’ peggio di Bertolino (sostituire Bertolino con decine di comici a scelta)?

  4. by Guia Soncini on novembre 30th, 2008 at 12:32

    Bertolino ha un posto nella mia classifica “comici che fanno meno ridere al mondo” (che è affollatuccia, considerando che mi faranno ridere in due, forse tre.) Ma c’è una differenza rilevante ai fini del discorso: Bertolino non se la tira. Non ho una rassegna stampa completa e in caso smentitemi, ma così a occhio non credo che Bertolino sia mai andato in giro a dire quant’è “scomodo” lui.
    Non vale neanche la pena mettersi a spiegare che non esistono scrittori/giornalisti/comici/altroecioè “fastidiosi” per il potere, per il semplice motivo che il potere (pronunciato con l’enfasi fricchettona di dovere) pensa innanzitutto a far soldi, e quindi se Tizio ha un pubblico, per quanto Tizio rappresenti posizioni opposte o persino il suo core business sia proprio dire che tu-proprietarioditeatro/editore/altroecioè sei uno stronzo, tu comunque continuerai a dargli spazio. Non perché sei generoso: perché sei avido. (Dico, abbiamo presente che roba pubblica la Mondadori? E, quanto agli esempi di editti e censure che state per farmi: dietro una chiusura per compiacenze politiche c’è sempre – sempre – un prodotto con un inadeguato rapporto costi/ricavi.)
    Non ne vale la pena, dicevo, perché l’unica cosa che credo che valga la pena notare è che percepire se stessi come “scomodi” denota una tale mancanza di senso del ridicolo che davvero non si capisce come con una tale lacuna uno possa far ridere.

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