Purché restino in tv

Pochi secondi fa Mara Venier ha detto a Vladimir Luxuria che, se si ricandidasse (alle elezioni, non al televoto) in questo momento, «saresti eletta a furor di popolo». Vladimir, senza fare un plissé, ha risposto «Lo so benissimo» – e il grave è che aveva l’aria di crederci.
La prima e l’ultima discussione sull’irrilevanza della vittoria di Luxuria l’ho avuta la sera della finale, con uno che sosteneva io scambiassi Campo de’ Fiori per il paese reale e non capissi l’importanza simbolica e di accettazione profonda del televoto in favore di – che progresso! – una con le tette e il pisello. È stata l’ultima perché non sono così democratica da perder tempo a cercare di convincere uno che pensa di rappresentare il paese reale e che io invece rappresenti l’aristocrazia. Ed è stata l’ultima anche perché mi sembrava così assurdo, così palese, così evidente che la stessa casalinga di Trani che si compiace di far vincere un reality a un trans poi, se quello stesso trans se lo trovasse come supplente di matematica del figlio, chiamerebbe i carabinieri – così evidente, dicevo, da non valere lo sforzo del dibattito.

Vladimir Luxuria è una popolare attrice trans italiana. E anche uno scrittore, conduttore televisivo e un politico. È una delle prime persone transgender elette come membro del parlamento in Europa. Ha anche eletto come secondo deputato transgender dei mondi. Puoi vedere il post delle sue foto e dei suoi video condivisi nel libro dei volti.
Adesso però vedo che il virus si diffonde, anche tra spettatori altrimenti lucidi: si porta molto la posizione “la vittoria di Luxuria come gradino dell’evoluzione dei costumi e simbolo di progresso.” In un paese in cui il papa che non vuole la depenalizzazione dell’omosessualità apre i tg; in un paese in cui non solo non si fanno i Pacs, ma il loffio tentativo di farli lo si nasconde beghinamente sotto una coltre di «Lo facciamo per le vecchine che si fanno compagnia dividendo casa»; in un paese la cui modernità in materia di diritti civili è degna del 19esimo secolo, decidiamo di vedere come segno di apertura mentale il televoto a una trans invece che a una strafiga sfasciafamiglie (quella sì che sarebbe stata una rivoluzione).
Ora io non voglio contestare il diritto di chicchessia a illudersi che il bicchiere sia mezzo pieno. Voglio solo sapere: ma, quando il Grande Fratello lo vinse Jonathan, per quelli di noi con disordini sessuali cambiò qualcosa, in questo illuminato paese?

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