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I trenda denari no perché non ci sono sdadi

O anche: «Sono rimasto imbassibbile»
Ora, io capisco che affogherebbero nel generalizzato analfabetismo e presunzione e incapacità di apprendere dell’elettorato italiano, esattamente come le ore dedicate all’ortografia e quelle di comprensione del testo, tuttavia non sarà il caso di cominciare a pensare alla priorità, rispetto a etruschi e fenici e radici quadrate, di delle lezioni di dizione, per i piccoli italiani che altrimenti da grandi parleranno in dialetto anche quando si troveranno in pubblico pulpito a rappresentare lo Stato? Cioè, veramente è necessario sapere tutto dei sumeri e invece superfluo distinguere tra una e con l’accento acuto e una con l’accento grave?
(Per dire, in questo momento da Fazio c’è Soru, e una botta gliela si darebbe pure, finché tace. Poi apre bocca, e parla sardo.)

Comments so far:

  1. by farfintadiesseresani on dicembre 7th, 2008 at 22:40

    In verità, si esce sapendo pochino pure dei Sumeri.

  2. by Guia Soncini on dicembre 7th, 2008 at 23:00

    adesso però tu, o mio guru, mi spiegherai almeno perché li scriviamo maiuscoli, loro e i loro – secolo più, secolo meno – contemporanei.

  3. by Mr. Fantastic on dicembre 7th, 2008 at 23:30

    E’ vero, io sono rimasto un pochino somaro.

  4. by farfintadiesseresani on dicembre 7th, 2008 at 23:34

    Guia: Lo vuoi sapere veramente o era una domanda retorica?

    Mr. Fantastic: somaro sui Sumeri?

  5. by Guia Soncini on dicembre 7th, 2008 at 23:37

    no, no, lo voglio sapere: perché gli americani gli italiani gli inglesi ma i Sumeri gli Etruschi i Romani? cioè, sui romani posso capire serva a evitare l’equivoco con gli abitanti della garbatella (anche se il contesto dovrebbe di norma dissiparlo, l’equivoco), ma non è che ci siano fenici minuscoli a ovest di varese, no?

  6. by farfintadiesseresani on dicembre 7th, 2008 at 23:43

    E’ una regola che vale con i popoli storici. Credo che per Ateniesi, Romani, Turchi e simili sia proprio per dissipare i possibili equivoci che dici. Poi, per attrazione, vale anche per gli altri.
    Tra l’altro credo che non sia formalmente scorretto (benché innegabilmente desueto) scrivere gli Italiani, i Tedeschi, gli Inglesi e così via. Quando è aggettivo, invece, non c’è dubbio che ci voglia la minuscola.

  7. by farfintadiesseresani on dicembre 7th, 2008 at 23:44

    Anche per gli eserciti sumeri, intendo.

  8. by Maria on dicembre 7th, 2008 at 23:58

    Una botta a Soru? Ragazza, siamo alla canna del gas. Piuttosto scandaglierei la Angelucci family senza badare ai sumeri.

  9. by Guia Soncini on dicembre 7th, 2008 at 23:58

    formalmente scorretto lo è sì, anche se mi rendo conto che in un ecosistema che tollera pò, qual’, e – oralmente – le d al posto delle t, si tenda a non formalizzarsi sulle maiuscole.

  10. by warhol5 on dicembre 8th, 2008 at 01:11

    cio’ di cui parli non e’ dialetto, e’ ca-den-za (o al limite accento). Italiani è sostantivo, italiani aggettivo. bai.

  11. by Guia Soncini on dicembre 8th, 2008 at 01:33

    certo. gli italiani si scrive maiuscolo, e chiudere e aprire vocali a casaccio è un simpatico vezzo. democrazia, sia detto con cadenza gaberiana.

  12. by Lo so, non muóre nisciune | Distanti saluti on dicembre 8th, 2008 at 04:08

    [...] Soncini fa un post che mi è quasi liberatorio (e per il quale mia sorella vorrebbe farla ministro [...]

  13. by farfintadiesseresani on dicembre 8th, 2008 at 15:08

    «Per i popoli e per i gruppi etnici si usa in genere l’iniziale minuscola, ma è opportuno l’uso della maiuscola nel caso di popoli fortemente storicizzati o non più esistenti, o, ancora, esistenti ma indicati, tanto tempo fa, con altri nomi»

    Da qua: http://www.bottegaeditoriale.it/questionedistile.asp?id=28

    Quindi d’accordo, però dice “in genere”, il che lascia aperta la possibilità formale, per quanto non se ne veda l’ultilità, di usare anche la maiuscola. Insomma, in un compito in classe non lo segnerei come errore.

  14. by Guia Soncini on dicembre 8th, 2008 at 15:29

    dovrò presentarti quei due vicedirettori che, dopo avermi aggiunto una “i” in beneficenza, argomentavano che però il dizionario dice “più raro”, mica “analfabetismo cialtrone”
    mi chiedo: esiste, sui dizionari, l’opzione “formulazione nel cui caso è opportuno fustigarsi”?

  15. by eNZO on dicembre 8th, 2008 at 19:59

    io PENZO che è TUTTO così, se la MAISCOLETTA ce la VUOI mettere ce la metti, come la LINGUA nel BACIO. Dipende TUTTO dall’occhio che vede, o dall’ALITO di chi bacia.

    Io infatti CI METTO un sacco di paroline GRASSETTOSE.
    Ulderico dice che USARE la LINGUA è un’arte.
    SECONDO me ha raggione, no?
    TANTO, dipende sempre da CHI usa, o da chi bacia.

    saluti SUMERI a tutti

  16. by ester on dicembre 8th, 2008 at 20:03

    Solito inno ad eNZO. Divento noiosa, ma è dovuto.

  17. by kitten on dicembre 9th, 2008 at 03:01

    Dovrebbe fare un bel corso di dizione Soru. Anche perché levando cadenza ed in parte la sintassi ciò che rimane non è nemmeno sardo.

  18. by accentosardo on dicembre 9th, 2008 at 11:22

    vorrei capire di cosa si sta parlando, sapete…mi sembra che riguardo a soru ci si stia inoltrando in un razzismo strisciante…..ma il mondo di riferimento della soncini qual’è? forse milano? chi non parla milanese, o meglio, con l’accento milanese, parla in dialetto? beh, è una bella trovata! e inoltre, siamo sicuri che ci sia …la PRIORITA’ DI DELLE ( DI DELLE…sic!) LEZIONI DI DIZIONE.?..mi sembrano più urgenti per lei lezioni di grammatica.

  19. by Guia Soncini on dicembre 9th, 2008 at 12:06

    lezioni sui partitivi da uno che scrive qual con l’apostrofo. democrazia, dicevo.

  20. by masaccio on dicembre 9th, 2008 at 13:49

    A me in generale dà fastidio il politico che parla in dialetto. Gasparri che dice “magnà”, ecc.
    Mi dà parecchio fastidio, perché, da veneto, io sono abituato a parlare correntemente dialetto e mi considero perfettamente bilingue: quando parlo veneto parlo veneto, quando parlo italiano parlo italiano. Differenza che sfugge completamente a gran parte degli abitanti della capitale o di Napoli, semplicemente perché il loro dialetto è, storicamente, più noto al grande pubblico del mio.
    Mi infastidisco, voglio che si dica “mangiare”. Però sto parlando di lingua, non di dizione. Non mi scandalizzerò mai per le consonanti dure (dure, non doppie) di un sardo e spero che lui non si scandalizzi mai per le mie morbide, tali da rendere quasi impercettibili le doppie. Tutto qua. Non c’è niente di male ad avere un accento. Ma la prossima volta che un romano mi parlerà col suo dialetto, gli risponderò col mio. E vediamo come ci si capisce…

  21. by robba on dicembre 9th, 2008 at 14:26

    Se R. Villari, che è napoletano, dice “sdadi” e “imbassibbile”, con cadenza notoriamente avellinese, allora è proprio vero quello che dicono alcuni ovvero che dietro di lui c’è la vendetta di C. De Mita!

  22. by curiosità on dicembre 9th, 2008 at 15:41

    Estendi questa esigenza anche all’inglese e a tutte le altre lingue? Perché ho sentito tanta gente lamentarsi di accenti terroni di qua e di là, e poi figheggiare scimmiottando il cockney.

  23. by Guia Soncini on dicembre 9th, 2008 at 16:13

    estendo l’esigenza di comprensione del testo che si commenta ai requisiti minimi necessari per lasciare un commento che urge al punto da inventarsi all’uopo un indirizzo mail, sì.
    nello specifico, semmai il parallelo sarebbe: non è che david cameron parli in cockney quando lo intervistano alla bbc, no? stante che l’inglese è la lingua che ha appreso crescendo e quella del paese in cui vive e che vorrebbe governare, si esprime nella versione corretta della lingua in questione.
    se non è chiaro posso anche scandirlo.
    (e comunque la paranoia terrona in questi commenti è assai interessante: cioè, esattamente chi e dove ha detto che le cadenze del nord invece sono benvenute?)

  24. by curiosità on dicembre 9th, 2008 at 16:40

    mi chiedevo a cosa servisse il mio indirizzo email. cioè cambia qualcosa se è farlocco, se c’è il mio nome e cognome, il mio nick o quello di mio figlio? in questo caso posso provvedere anche a presentarmi con codice fiscale e dichiarazione dei redditi.
    questo post mi è sembrato al di sotto dello standard (alto) a cui il blog mi ha abituata. prendersela con gli accenti mi sembra un po’ come ridere sulla grassezza o sulla calvizie e sinceramente preferisco dire che un politico dice delle immani idiozie, e fare satira su e fare commenti su. tutto qua.

  25. by curiosità on dicembre 9th, 2008 at 16:42

    (circa la paranoia terrona ho sentito raramente critiche sulle barbare usanze tipo mettere l’articolo davanti al nome o dire “mi cresce” anziché “mi avanza”. colgo l’occasione.)

  26. by Guia Soncini on dicembre 9th, 2008 at 17:00

    temo che esista tra di noi una differenza di percezione.
    dire inesattezze o dirle in una lingua inesatta a me risulta di pari gravità.
    quanto alla grassezza, mi è sempre parso un falso problema: se ti interessa essere più magra, mangi di meno; se non ti interessa, buon per te. il problema è – sempre – la sciatteria e la mancanza di determinismo [parole grossissime]: pensare che non conti se un accento è acuto o grave; pensare che non serva disciplina ma lagraziadiddio per essere più magre, più ricche, più fillintheambition; pensare che parlare male sia una disgrazia biologica come la calvizie, non una cosa su cui si possa e debba lavorare.
    circa la dislocazione geografica, converrà che, essendo lo spunto della riflessione il senatore villari, sarebbe stato quantomeno bizzarro tacciarlo di fonemi triestini.

  27. by curiosità on dicembre 9th, 2008 at 17:20

    non dubito che esistano fra noi differenze di percezione ma non sono sicura siano quelle che indica.
    convengo che la lingua è importante quanto il contenuto, anzi parafrasando chi lo ha detto molto meglio di me: la lingua è il contenuto. differenzio e differenziavo fra cadenza ed errori grammaticali. la prima a mio avviso non costituisce “lingua inesatta” (camilleri parla un italiano perfetto, tranne quando usa il camillerese dei suoi libri, e la sua perfezione non è inficiata dalla pronuncia non certo lieve). aprire le vocali non è la stessa cosa che scrivere perchè, stà, pò, quì e pugnalate simili. almeno per me.
    all’ingrassamento per metabolismo o per stress non ho mai creduto (cito vagamente a memoria da un suo articolo: vogliamo essere magre mangiando una teglia di lasagne per merenda? risi tantissimo).
    a presto.

  28. by Guia Soncini on dicembre 9th, 2008 at 17:47

    continuo a non capire come, visto che a tutti quelli di noi che non siano sordomuti capita di parlare assai più di frequente di quanto ci capiti di scrivere, far sentire la seconda “i” in “efficienza” possa essere meno grave che scrivere “pò”, o in base a quali bizzarri parametri scrivere “perchè” risulti più stridente che pronunciarlo.

  29. by kitten on dicembre 9th, 2008 at 21:11

    Quel che piú infastidisce me è quella sorta di Orgoglio Ignorante, cosí diffuso. Che è poi quello, camuffato, di accento sardo. Da poco, girando per blog, ne ho trovato una sorta di leader che nei commenti ad un post ha scritto: “qual’è si scrive come cazzo pare aggiornati! e butta quel cazzo di sussidiario!”
    Se ce la facessi mi scandalizzerei. Cosí come mi scandalizzerei per tutti quei ce per c’è, lo per l’ho e orrore degli orrori: c’è l’ho. Non capisco come si possa uscire dalle elementari sbagliando ancora queste cose, o far uscire chi le sbaglia e poi magari dire che le elementari in Italia son eccellenti, manco buone.

  30. by alessandro on dicembre 10th, 2008 at 11:58

    ci sono le persone istruite e gli ignoranti. così come ci sono disgrazie biologiche ed incapacità ad impegnarsi per migliorare. quello che mi infastidisce è villari senatore, villari scelto per fare il senatore da persone che probabilmente hanno una dizione migliore della sua, ma la stessa palese incapacità di comprendere la figura ridicola che hanno fatto. mi infastidiscono i provincialismi che emergono dai vari commenti, i riferimenti a dialetti foneticamente meno gradevoli, come se ne esistessero di gradevoli.
    bastasse un corso di dizione, sempre utile per carità, avremmo risolto tanti problemi. mi accontenterei di persone che invece di occupare posizioni di rilievo nello stato con l’accento giusto, dicessero cose intelligenti, condivisibili o sorprendenti per acume e visione sbagliando solo un accento e non tutto il resto.

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