L’altro giorno stavo pensando che tutta la questione antiAlleviana parte da premesse sbagliate. Lo pensavo con un angolo del cervello troppo remoto per prendermi il disturbo di scriverne, e poi mi pareva che la mia obiezione fosse troppo ovvia. Non avendone mai sentito una nota, e trovando insopportabili le sue interviste (non tollero la ripetizione degli stessi aneddoti a uso della stampa neanche quando la pratica Georgino Clooney, figuriamoci quando si tratta della pasta al tonno e della cassettina al maestro Muti e del resto del repertorio pubblicistico alleviano), sono però consapevole di due cose.
La prima è che il suo pubblico non sono io. La seconda è che Allevi non è un musicista, è un fenomeno: le avete viste le invasate che lo aspettano ore – ore vere, non per dire – in fila per un autografo? Le avete sentite alzarsi alle presentazioni dei libri e dire «Mi chiamo Tizia, e anch’io sono un’alleviana»? Allora sapete di che parlo. Allevi è il Ron Hubbard della musica italiana, e mi pare quindi del tutto evidente che se c’è un parametro con cui non ha senso giudicarlo è la qualità della sue composizioni. Sarebbe come giudicare il valore letterario di Moccia o dire che i Cesaroni non hanno il livello di scrittura di Sorkin. Se una roba arriva a milioni di persone e non a me, sono io quella che deve farsi delle domande. E la domanda non può essere «Perché non ascoltano Bach o leggono Ceronetti?» Non so quale sia la risposta giusta, ma so che quella è la domanda sbagliata.
Insomma, pensavo questa cosa e pensavo anche che chissenefrega di scriverla e chissenefrega di Allevi. Poi ho letto la sua replica a Uto Ughi, che gli aveva dato del pirla inadeguato incompetente reuccio dei sopravvalutati (sintesi mia.) E ho trovato la risposta. Qualunque sia la domanda.
In quel crescendo colpevolizzante e mirabilmente passivo-aggressivo, «Ora, proprio su questo tavolino, c’è un foglietto spiegazzato con sopra un autografo. Certo, in questi ultimi anni ho avuto l’onore di firmarne tanti. Ma quello che ho qui con me, l’ho voluto io. È l’unico autografo che abbia mai chiesto a un artista. [...] Quel suo autografo che ho sempre conservato gelosamente, dopo tanti anni, per me ora non conta più niente», c’è un livello così elementare e al tempo stesso impeccabile di capacità manipolatoria, una così sublime rivisitazione dell’orfanella Annie con la supervisione di Raffaele Morelli, che, beh, non poteva che vincere lui.
Certo, potrebbe sorgere un piccolo problema se un domani mi arrivasse un Keith Jarrett a dare del pirla all’Allevi, e lui dovesse inumidire il ciglio vibrando ferito perché l’unico autografo della sua vita l’ha chiesto quella volta a un concerto di Jarrett per risparmiare per i biglietti del quale – eccetera. Ma anche lì, sarebbe un imbarazzo di nicchia: abbiamo la memoria corta, noi pubblico medio.

manipolatorio lo è, poi uto ughi ( chi ha nell’ipod una sua esecuzione batta un colpo) lo ha aiutato parecchio, invidia allo stato puro delle vendite del capellone
e trombonismo acuto. io ho ascoltato un cd di allevi. non me lo ricordo, ma sarà un mio limite .il capellone buca il video uto ughi insomma.
in giro ci sono dei VIB ( very important blogger) )che lo detestano in virtù di un presunto possesso del sacro graal, ma siamo seri in giro c’è di molto peggio solo che non hanno suonato in quel consesso di fini uditori/portatori di protesi uditive che è il senato .punto. solo una cosa, citare jarret dopo ughieallevvi
anche se con intenti educazionali è blasfemia.
mah, guarda, io non credo che si detesti uno spicchio di cultura popolare (o persino una persona) “in virtù di” qualcosa.
credo semplicemente che ci siano cose e persone che ti stanno sul cazzo, punto.
e persino cose e persone che ti stanno meno sul cazzo di altre ma ti offrono più pretesti per ribadirlo.
(per dire, a me aniston è fin simpatica. riconosco la sua disperata inadeguatezza. in un certo senso empatizzo persino.)
usciamo però anche dal complesso di secondo grado della sinistra: se uno è una pippa gli si può dare della pippa anche se piace a 5miliardi di persone. vale qui la massima: mangiate merda: 20miliardi di mosche non possono sbagliare. ci sono artisti popolari ottimi e artisti popolari orridi. caetano veloso lo ascoltano gli intellettò nyuyorkesi e le lavandare brasiliane, è semplicemente un grande scrittore di canzoni. così, per me, da noi baglioni o tiziano ferro. così come ci sono musicisti colti bravi e terribili pipponi e ughi lo metterei tra i primi insieme a xenakis o berio, mentre mannino o ferri non liricorderà nessuno. poi ci sono i neomistici, gente come allevi che serve a sollevare la borghesia italiana, musicalmente ignorante, dal complesso di esserlo. così ascolta allevi e pensa di aver raggiunto il suo status culturale. a questo serve, così come altri mestatori come jarret, nyman, einaudi, glass etc, buoni per sottofondi da aeroporti. per questo trovo allevi il più indicato per il senato (per quello che è il senato).
poi il fatto che sia diplomato al conservatorio e laureato in filosofia nn fa che confermare l’impotenza formativa delle nostre massime istituzioni (che vanno rigalate ad una poenza straniera qualsiasi).
io caetano veloso lo trovo una lagna che neanche la scuola genovese, e sto parlando della concentrazione geografica massima di lagne cantautorali sopravvalutate.
ciò detto, ho scritto quaranta righe per spiegare che in certi contesti il punto non è quanto uno sia pippa o genio o quel che ci sta in mezzo, se devo rispondere a «eh ma però è una pippa» vado a farmi un aperitivo.
Eh si, a Guia perdonerei ben di peggio, però auspicavo che almeno lei si esimesse dal fare, come gli altri innumerevoli e, specie in questo caso, banali VIB, un post sul “fén0mèn0 A.”.
Speravo, illudendomi, che i non entusiati, cogitassero un po’ e giungessero alla conclusione che il “purchè NON se ne parli” era la più saggia strategia da mettere in atto.
Certo è che determinate situazioni, alla luce della celebre “anomalia della musica classica” rispetto alla produzione e fruizione degli altri oggetti di intrattenimento culturale, provochino commenti più esacerbati rispetto ad caso simile originato in un altro ambito, è anche abbastanza comprensibile.
la massima concentrazione di lagna musicale è l’irlanda, seguita a ruota dalle ande. su genova e veloso magari ne parliamo se ci incontriamo in uno di questi tuoi aperitivi. dicevo solo (magari male e in meno di 40 righe) che, al di là del giudizio critico (“è una pippa”) la produzione di certi fenomeni descrive un senso di colpa borghese molto specifico della nostra borghesia (anche di sinistra), per questo allevi mi pare più avvicinabile a baricco che a moccia, che è invece un fenomeno popolare in tutti i sensi e quindi comporta tutt’altro genere di considerazioni
Per caso mi sono sintonizzato su La 7 ed ho visto Guia per la prima volta nella mia vita, a parte il fatto che la trovo carina il che in televisione è anche probabile merito di effetti speciali, direi che la cosa che mi ha colpito di più è una certa verve ed irriverente simpatia che, soprattutto mentre si parla colle “ministre glam” dell’attuale governo, non guasta affatto. Brava Guia!!!