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Sono mesi che voglio scrivere di Milk, per il quale nelle prossime settimane Sean Penn vincerà tutti i premi possibili.
Di come il giorno dell’anteprima, a Los Angeles, fossimo tutti bloccati nel traffico perché il giorno prima avevano nella stessa cabina elettorale eletto Obama e proibito i matrimoni omosessuali, e i gay manifestavano davanti al tempio dei mormoni e c’era un casino che lèvati, e nei giorni successivi tutti, ovunque, ti spiegavano che in gran parte era una questione religiosa – perlopiù a votare contro erano stati i neri, e i neri sono molto religiosi, e si sa che sul vocabolario di qualunque lingua la definizione di religioso è ottuso o anche convinto che qualunque cosa venga data a un gruppo al quale non appartieni sia tolta a te – ma soprattutto una guerra tra poveri: con la delinquenza e la droga e l’abbandono degli studi e tutti i problemi che ha la comunità nera, cosa vuoi che gliene freghi del diritto dei froci a sposarsi. Ho capito, ma il fatto che non si sposino i froci non mi pare risolva neanche una delle questioni elencate. Ti guardavano come una che non capisce perché è forestiera, e in effetti lo eri e lo sei, vieni da un paese in cui i negri vengon visti con persino più diffidenza dei culattoni, quindi fai meno la spendida.
Di come, visto dall’Italia, il film sembri spaventosamente attuale e spaventosamente vicino, di come lui che in un comizio dice «I know I’m not what you expected but I left high heels at home» sia la miglior risposta preventiva a Vladimir Luxuria, che da Santoro maltratta il ragazzino gay di destra – colpevole di aver sintetizzato i pregiudizi dei vicini di casa spiegando che si aspettano di vederlo in tacchi a spillo – dicendogli «Tu fai un po’ di confusione tra trans e gay, devi chiarirti le idee» con la spocchia insopportabile di chi ha il bollino esclusivo per parlar di froci.
Della frase del titolo, la dice Milk in un dibattito, e funziona, per carità, ma è come lo scontro di diritti coi neri. Cioè, a nessuno viene la più logica delle obiezioni? Nessuno dice: e se anche fosse? Se anche i ragazzini emulassero gli insegnanti? Se anche, avendo insegnanti froci, domani ci fossero più gay di oggi? Stiamo dicendo che sarebbe un male perché essere gay è il male? Partiamo da questo principio, per difendere il diritto dei gay alla docenza? Mi sono persa un passaggio?
Comunque, sono mesi che voglio scriverne, poi non lo faccio mai. Magari domani.

Comments so far:

  1. by Anellidifumo on gennaio 13th, 2009 at 06:07

    Il film è splendido, l’ho visto a Toronto ai primi di dicembre. Hai ragione: è di un attuale che fa spavento. Io poi ho anche pianto, e se consideri che ho 34 anni e che non sono un tipino facile alle lacrime al cinema, hai tutti i dati. Uno di quegli appuntamenti che non vanno persi, soprattutto se non sei gay, lesbica, bisessuale o transgender.

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