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La prima persona che ha notato e segnalato quest’intervista, stamattina, l’ha definita una lettura per dalemiani.
Dato l’incipit, risulta difficile dargli torto.
The most accurate article Lord Mandelson ever read about himself was written in the 1990s. It was, he recalls, all about “Peter’s gang – how people wanted to be in Peter’s gang – and that people who weren’t really hated it and took it out on me for not being in my gang. The article said that I excluded people without knowing I was doing so, and that this bred resentment of me. It was very perceptive.” Did it make him more careful about upsetting people? He pauses for a fraction of a second, and slowly starts to smile. ”I think,” he laughs, “history would suggest not.” And then, only seconds later, he makes a woman cry.
(Poi ci sarebbe anche da dire dell’ontologica superiorità degl’inglesi nel fare interviste; solo quest’estate, siamo almeno al terzo capolavoro, dopo Jay-eat,drink&remarry-McInerney che «I’ve had about 17 midlife crises already, so I do feel pretty comfortable now», e Jerry Hall che, richiesta di dire una cosa buona dell’essere stata sposata a Jagger, miagola «He was… a good provahder, as my mother says.»)
E ora io dovrei dissertare sulla gang, sul concetto di staff, su qual schiatta di pirla si siano rivelati nel tempo quelli di cui si era circondato D’Alema (ognuno faccia le sue eccezioni), su come Bartlet non sarebbe stato Bartlet senza Toby Ziegler, sul fatto che delle persone si scelgono i difetti, mica le qualità, e quindi la ragione per cui D’Alema piace alle sentimentali è il suo (il nostro) dar credito a uomini non all’altezza.
Ma la verità è che, andando avanti a leggere, si scopre che l’antipatia per lo staff diffusa tra quelli che dello staff avrebbero voluto tanto far parte (sindrome Mandy, per chi si ricorda la prima stagione di Bartlet) è solo una parte della storia. L’altra – la principale – è che il lavoro sporco qualcuno deve pur farlo (mentre i buoni organizzano convegni e si fanno fotografare con attori americani sperando nella sexitudine riflessa.)
I think that everyone in politics wants to be liked, but I accepted too readily that it was a luxury that wasn’t open to me. I had to be the hard man – and sometimes the hit man.
Siccome non voglio rovinarvi la lettura, lascio che scopriate da sole la questione dei giovani, dell’associazione di idee con quando si vinceva («quelli che c’erano prima, molto prima», direbbe il segretario uscente di un partito locale); e il sotteso tema del come si riconosca un leader politico: alzando lo stesso sopracciglio, può far piangere e far innamorare.
Ma non posso omettere il vero, grande atout di Peter. Il vostro problema con la politica è la mancanza di identificazione? Accomodatevi. C’è qui uno che vi assomiglia in quel che più conta: una sana anoressia.
The last actual meal that I can identify seems to have been consumed 48 hours earlier. ”Peter Mandelson talks exclusively about his anorexia!” an aide quips, provoking much amusement in the car. “My diet chiefly involves me being hungry,” Mandelson concedes, sounding rather proud of the fact. “But it’s having a good effect on me. It’s making me, well, not lean and mean, as I was – just lean and hungry.”

ti piace scriveresul blog ad agosto, vero?
i leader sono tali per la capacità di scegliere la direzione che un paese deve prendere e per la scelta del proprio staff. nella foto non vedo leader.