Tutta l’esegesi della fighezza somma di Robertino si potrebbe scrivere già solo vedendo un minuto di un film abbastanza inutile in cui fa il giornalista scazzato del Los Angeles Times che si prende a cuore il caso di un homeless disadattato virtuoso del violoncello.
Film in cui egli, nel suo essere il più gran figo vivente, fa superare persino il fastidio da cui non si può non essere assalite quando tocca vedere due ore di Jamie Foxx che si compiace di quanto è un attore versatile e quanto s’imbruttisce e quanto sbrocca e quanto ogni sua scelta di copione è fatta a forma di candidatura a un Oscar.
In cui fa sangue persino nel primo quarto d’ora, quando recita con un occhio cucito perché nella prima scena ha un incidente in bici.
In cui fa chiudere definitivamente la pratica allorché racconta a Catherine Keener di ‘sto benedetto violoncellista disturbato, e sono in un locale rumoroso, e mentre lui s’infervora e strilla e le sta vicinissimo all’orecchio per farsi sentire, lei, invece di perder tempo ad ascoltarlo, gli annusa il collo. Ecco. Potevano tenere anche solo quel minuto lì, e valeva già la pena. O quello in cui spiega perché non vuol essere amato. Dal disadattato, ma anche in generale.
