Di tutte le cose più o meno uguali e brillanti che sono state scritte su September issue – il documentario in cui mrs W. ha gli stessi sandali che le ho visto a ogni sfilata alla quale l’ho negli anni vista che sono gli stessi sandali che aveva alla prima del documentario stesso che sono gli stessi sandali che aveva da Letterman (e sospetto Manolo glieli recapiti a dozzine tutti uguali come le giacche di Mickey Rourke in 9 settimane e mezzo: mica avrà le suole ormai lise, no?) – di tutte le cose noiosissime sulla costruzione del personaggio, la vita che imita l’arte, il dualismo con la Coddington (che nelle immagini di quarant’anni fa era identica a Edie Sedgwick e adesso sembra la strega Nocciola: poi dice che non si ha il dovere di morire giovani), il berretto e l’asciugamano identicamente monogrammati di André Leon, il post-it «ma i denti» sulla foto di Sienna, la Garner con quel taglio impero che «sembra incinta» (certo che lo sembra, esistono vestiti impero che non ti ci facciano sembrare?), di tutte le cose che non avete potuto evitare di leggere se vi è capitato in mano un qualunque giornale americano nelle ultime tre settimane (e che io ovviamente riscriverò identiche ma peggiori nelle prossime), c’è solo un momento imperdibile, ed è quello in cui l’inviata del Tg2 le fa una domanda, e nella versione originale del documentario, quella in inglese proiettata nelle sale americane, la domanda che l’inviata le ha formulato nel proprio inglese è sottotitolata in inglese, quello degli spettatori. (Sì, lei aveva magnanimamente risposto come se si capisse, ma lei è buona, ancora non l’avete capito?)
[aggiornamento: Sono di riflessi lenti. Solo adesso, vendendo l'intervista di D'Alema a Genova in adiacenza temporale con la visione di September issue, noto quanto siano identiche le espressioni che hanno il Prez e la W quando parlano gli altri. Quanto li annoia l'altrui inadeguatezza e l'altrui ostinazione a esistere, non ci riescono quasi a credere.]
