|
|
|

So you’re scared and you’re thinking that maybe we ain’t that young anymore

Come mirabilmente sintetizzava lo Stefano Benni che avevo saccheggiato l’altro giorno, il più inequivocabile segno della guarigione da una storia andata a male (avevo scritto d’amore, poi ho iniziato a chiedermi se sia definibile d’amore una storia che finisce così male da guastarti i consumi culturali, e non ho voglia di trovare una risposta adesso) è il recupero dei film, delle canzonette, persino dei ristoranti che hai condiviso con quello che se lo incontri fuori dalle strisce lo investi.

In un tempo che mi sembra almeno sette vite fa, a me è capitato con un intero album che inverte le priorità dell’elaborazione. Perché è uno dei miei quattro dischi preferiti al mondo, e quindi valeva la pena far pace con l’incubo concluso solo per poter ricominciare ad ascoltarlo senza avvelenarsi. Non so esattamente quando sia successo (ho un preciso fotogramma dell’istante del recupero dalle macerie di un’altra canzonetta, ma non di questo disco), ma so che quest’estate ho passato mezza serata a discutere con un amico della concreta ipotesi di andare al concerto monografico a Chicago, poi non l’abbiamo fatto perché siam pigri, perché io ero appena stata all’Olimpico, perché Irene non veniva, ma insomma era chiaro che il mio disco era tornato a essere mio, e l’aveva fatto senza avvisare, sottotraccia, col basso profilo che caratterizza l’autore.

Del come l’autore stesso influenzi i miei gusti in fatto di uomini e molta altra roba ho già detto qui e non sto (una volta tanto) a ripetermi, quel che volevo sottolineare oggi – oggi che compie sessant’anni, anche se è difficile crederci avendolo visto in concerto – è che l’unica sensata forma di invidia del pene si fonda sulla certezza che tutti i gran fighi migliorano con l’età. Poi ce ne sono alcuni che a 26 anni erano già spettacolari, e così capaci da scrivere già di donne che non eran belle ma va bene così, e così senza tempo da descrivere vestiti del ballo di fine scuola e fantasmi di ragazzi con cui non sei uscita, e poterne cantare trentaquattro anni dopo senza perdere una ‘nticchia di credibilità.

Quel che volevo dire oggi è buon compleanno, ecco. E grazie.

Comments so far:

  1. by Antonella on settembre 23rd, 2009 at 15:52

    l’inevitabile like

  2. by guia on settembre 23rd, 2009 at 15:52

    secondo me l’hai messo sulla fiducia vedendo il titolo

  3. by Gaia on settembre 23rd, 2009 at 15:53

    L’ho ascoltato tanto, tanto tempo fa – sì, certo, me lo aveva registrato uno che. Poi l’ho perso. Eppure ogni volta che lo riascolto, accidenti, quanta roba che mi scorre addosso.

  4. by prezzemolo on settembre 23rd, 2009 at 15:55

    (io dopo averlo letto)

  5. by miic on settembre 23rd, 2009 at 15:57

    “una storia che finisce così male da guastarti i consumi culturali”. tenera, quindi losito non è colpa tua

  6. by Antonella on settembre 23rd, 2009 at 15:59

    pensa, stavo per metterlo solo dopo il titolo, convinta che tu avessi messo il video e basta. Poi mi son detta che potevo darti una possibilità.

  7. by guia on settembre 23rd, 2009 at 16:01

    miic: cretinetti. anto: in effetti l’idea di partenza era mettere solo il video, poi sai com’è con la logorrea.

  8. by miic on settembre 23rd, 2009 at 16:03

    titoli alternativi: me lo diceva mia mamma, mai con un filosofo heideggeriano

  9. by Guia Soncini on settembre 23rd, 2009 at 16:03

    Gaia: pensa quanta roba gli scorre a lui.

  10. by guia on settembre 23rd, 2009 at 16:04

    a dir che la pensione è davvero importante. a dir che un laureato conta più d’un cantante.

  11. by Gaia on settembre 23rd, 2009 at 16:07

    Ci penso, ci penso. Anzi meglio che non ci pensi troppo.

  12. by bicefalus on settembre 23rd, 2009 at 16:25

    DEvo dire tra tante cose trite e ritrite che ho letto su brce questa è quella con più cuore che mi ha emozionato davvero tanto!
    e mi pare che tu possa recuperare il monografico di born to run a nashville ….

    happy birthday bruce

  13. by Nando1970 on settembre 23rd, 2009 at 16:57

    e gli altri 3 dischi quali sono?

    cioe’… posto che gli accordi ed i disaccordi con quello che scrivi sono sempre drammatici, e nel caso di Bruce si tratta di un accordo totale, mi chiedevo degli altri dischi.

    Tanto per stare al gioco: Abbey Road / Blonde on Blonde / BTR / The Queen Is Dead

  14. by Guia Soncini on settembre 23rd, 2009 at 17:07

    Blue. I’m wide awake it’s morning. Signora Bovary.

  15. by Valentina* on settembre 23rd, 2009 at 18:37

    “l’unica sensata forma di invidia del pene si fonda sulla certezza che tutti i gran fighi migliorano con l’età.”

  16. by paolo landi on settembre 23rd, 2009 at 18:47

    ecco, mi hai messo in quel collaudato stato d’umore che prevede l’ascolto di Nebraska per addormentarsi, stanotte (e astral weeks se c’è tempo). porta i miei auguri a bruce.

  17. by j on settembre 24th, 2009 at 10:01

    joni mitchell – bright eyes – guccini?

    notevole, anche se io non capisco guccini ..

  18. by byron on settembre 28th, 2009 at 15:54

    23 Settembre 2009: New Jersey Turnpike; Garden State Parkway; l’albero della copertina di My Hometown; lo Stone Pony; l’Asbury Park boardwalk; la casa dove “the screen door slams”; “driving down Kingsley”; l’incrocio E Street/10th Avenue. Ho la febbre. Ho la febbre. Ho davvero la febbre.

    (Non ti puoi immaginare l’effetto che fa. Ti sale addosso *dopo* la febbre, tipo in aereo, quando in shuffle parte la versione Live 1975-85, quella col presentatore che dice “Ladies and gentlemen…” e tu piangi sotto alla mascherina che ti copre gli occhi, piangi dalla gioia di vedere che tutto questo è vero.)

  19. by byron on settembre 28th, 2009 at 15:57

    PS:

    I’m Wide Awake it’s Morning. (CaXXo.) Anche io.

    (Automatic for the People/Mule Variations/Darkness on the Edge of Town/Blonde on Blonde)

  20. by Guia Soncini on ottobre 3rd, 2009 at 13:39

    (il senso di colpa di aver lasciato fuori small change. il mio sempiterno problema con le classifiche.)

Lascia un commento