Si comincia così, e si finisce che Auschwitz era una villeggiatura

Ho incontrato una sola volta Bruno Vespa, per un’intervista, al De Russie. Nonostante non ci fossimo mai visti prima, e non ci fosse alcuna confidenza, prima ancora di ordinare un barolo chinato mi piantò un muso recriminando che io fossi amica di Mentana e che – proseguì con un tono «Nessuno mi vuole bene» che mi fece parecchia tenerezza – Matrix al suo esordio avesse avuto molta più attenzione dai giornali rispetto a Porta a Porta.
La sincerità è un colore parecchio sopravvalutato, tuttavia mi sembrò autentico nel suo sentirsi davvero una vittima. Non mi pareva facesse solo la parte, ecco. Ora i miei piccoli lettori si domanderanno come mai io non abbia chiamato la Croce Verde, di fronte a un Bruno Vespa che si sentiva un underdog, ma il punto non è questo.
Il punto è che la settimana scorsa ho visto un pezzo del Porta a porta su Santoro (per inciso: non riesco a decidere se sia più da paese anormale un conduttore che esordisce dicendo «L’ufficio legale mi ha scritto che non posso invitare la D’Addario, signore e signore ecco a voi la D’Addario», o un’azienda che a quel punto, non riuscendo a farsi rispettare da un suo conduttore, organizza la trasmissione riparatrice, subito dopo, sull’altra rete.)
L’ho visto e mi è venuta in mente una cosa che poi ho rimosso finché non me ne sono ricordata leggendola qui (per inciso/2: qualcuno avvisi Bordone che l’idea di un centrosinistra che smania per dare una direzione a Freccero è verosimile quanto l’idea di un PD cui sta simpatico Santoro, quanto Veltroni che vuol tanto bene a D’Alema, quanto Sofri che firma la prefazione di un libro di Travaglio – fategli solo l’ultimo esempio, il resto è superfluo.)
Si tratta del modo in cui Vespa ripete ormai ossessivamente e anche pretestuosamente che «certe persone sono più uguali delle altre e voi vi scaldate tanto per Santoro ma nessuno mosse un dito quando io fui epurato per un anno dopo aver portato il Tg1 al successo.» Ora, al di là del cattivo gusto di mettersi in mezzo, che gli abbuono per la tenerezza di cui sopra, mi piacerebbe sapere perché nessuno dei millemila interlocutori televisivi cui Vespa va ripetendo questa lamentazione gli dice mai di andarci piano con le parole. Che stiamo parlando di un’azienda di Stato italiana, ovvero un posto che non licenzia mai nessuno (neanche lui, appunto) e che, se ti leva una direzione, ti tiene lì continuando a stipendiarti per non far niente. Che sarà un trauma, per carità, e ricordiamo tutti bene la scena della riduzione dei moduli dell’ufficio di Serge Reggiani nella Terrazza (e all’epoca neanche avevano inventato il concetto di mobbing, cielo), ma insomma c’è di peggio, e se le parole peggiori le usiamo per le cose medie poi non ce ne restano per quelle davvero gravi.
Insomma: anche astenendosi dalla notazione che, avendo un po’ di dignità, uno, invece di andare tutte le mattine a non lavorare, si licenzia (cosa che non mi risulta abbia fatto in quell’occasione Vespa né nessun altro dei vari prestigiosi nomi prima o poi pagati per non lavorare dall’azienda televisiva di Stato), mi piacerebbe che qualche ospite si presentasse con in tasca un ritaglio di vocabolario. Alla voce epurazione, giuro, non c’è scritto lussuosamente stipendiato per non far niente.

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Comments so far:

  1. by RG on ottobre 6th, 2009 at 14:34

    Bere un bicchiere di barolo chinato con Bruno Vespa all’Hotel de Russie… è una scena da inserire tra i Director’s cut di Apocalypse now

  2. by Elena on ottobre 6th, 2009 at 17:23

    Serge Reggiani nella Terrazza ?
    Vuoi dire che Bruno ci morirà d’anoressia mentre cerca di fare una fiction su Cogne?

  3. by adriano on ottobre 6th, 2009 at 20:05

    Hats off.