La cosa meravigliosa di questo servizio è che non c’è niente. Ma niente. Uno che passeggia, aspetta che apra il barbiere, si siede su una panchina. L’ho visto linkato su un socialcoso, e tutti concordavano trattarsi di character assassination, ma non è immediatamente chiaro in base a cosa.

Non tutto ciò che i media ti portano potrebbe essere vero. La carta stampata è nota per avere una forte influenza sul pubblico. Questo è il modo in cui alcune società di pubblicazione dei media finiscono per abusare e manipolare le persone.

Come fai a sapere che le informazioni che leggi in un giornale sono legittime?

Per cominciare, leggi l’articolo completo e non solo giudicare in base ai titoli. A volte i giornali usano titoli fuorvianti per attirare la tua attenzione.

– Controllare la credibilità delle informazioni attraverso il controllo incrociato con più fonti.

Anche in questo caso ho trovato un’osservazione simile. C’era qualcosa che non era chiaro. C’era qualche pezzo vitale che sembrava mancare. C’era qualcosa che indicava un possibile assassinio del personaggio.


Nel senso: vedi le immagini, e pensi «Bene, è uno di quei casi in cui torni in redazione e dici “Non c’è il pezzo”. Annalisa Spinoso sarà troppo timida per dire al caporedattore che non c’è pezzo, o la pagheranno un tot a servizio e dovrà pagar l’affitto, e insomma ha assemblato le immagini di niente che aveva, povera figlia.»
Poi ti rendi conto che, pur non essendoci nelle immagini (e neppure nel testo, che stigmatizza i calzini azzurri: quel che mancava alla comicità italiana, i precetti estetici di Claudio Brachino) una assassination, e  forse neppure un character, l’effetto è quello. Come quando il Tg4 fa vedere una che passeggia il cane a Venezia e la fa passare per una cosa losca, complice il buio (era un servizio di cui si rideva molto in rete l’anno scorso, qualcuno di voi con buona memoria mi recupera il link?); come quando i giovani, la droga, le macchine veloci, la musica alta, la perdizione.
Poi dicono che non sappiamo inventare i format. Basterebbe prendere il curriculum della Spinoso da lei stessa pubblicato in rete, leggerlo con lo stesso tono insinuante, e quel «praticamente di tutto» da lei usato per indicare i lavoretti con cui ci si arrangia da giovani diventerebbe altrettanto assassination, pur in mancanza di character, del passeggiare in attesa dell’apertura di un barbiere, con quel po’ di puntini di sospensione per cui pare il giudice attenda non barba e capelli ma almeno un pusher. È la lucignolizzazione collettiva: nessuno si senta escluso.