1. Potrebbe sostituire quel «Mi assumo la responsabilità» che sa tanto di «La ragazza ha fatto una cazzata ma io che ho le spalle larghe la copro» con un più consono «Il servizio l’ha firmato l’ultimo anello della catena alimentare ma ovviamente era rivisto aggettivo per aggettivo da me, ché qui magari ogni tanto ne sbagliamo una ma mica affidiamo i pestaggi a una ragazzina, dai, su, per chi ci avete preso»? Così, per non aver l’aria di quello che scarica il guaio sull’ultima povera crista che ha fatto i compiti richiesti.
2. Posto che io il link al curriculum della Spinoso non l’avevo messo proprio perché era ovvio che finisse così e volevo nel mio minuscolo evitare il contropestaggio; e posto che non riesco a prendermela con lei perché siam state tutte giovani e ansiose di compiacere il capufficio e inconsapevoli di quali fossero le circostanze in cui era raccomandabile dirgli «Non diciamo cazzate»: a lei, Brachino, è chiaro, sì, che il cellulare l’ha messo in rete la Spinoso stessa, non qualche lettore di Kundera nostalgico dei good ol’ days?
3. Le è chiara, sì?, la differenza tra produrre in proprio, inviando troupe sotto casa sua, immagini – peraltro del tutto irrilevanti – della vita privata di un tizio, e pubblicare immagini – peraltro comprovanti fatti oggetto di inchiesta – scattate da una prostituta? In altre parole: lei pensa di essere una D’Addario minore? Devo preoccuparmi della sua autostima?
4. Quanto ritiene che ci metteranno a perdonarle la mossa controproducente? No, perché quando dice che ora nessuno si concentra sulla tempistica della promozione di Mesiano ma tutti parlano della vostra lucignolata, io penso a quanto la staranno considerando ora un pirla quelli che goffamente aveva tentato di compiacere per interposti calzini, e insomma la vedo e la piango, ecco.
5. Quando lamenta che le immagini le ritrasmettano tutti e peggio il tacòn del buso, e ci sciorina l’etimo di stravagante, sta usando espedienti retorici, vero? Cioè, non le sfugge davvero che le immagini da sole sono niente, e l’aggettivo in sé è altrettanto niente, vero? Lo capisce il senso del combinato-disposto, vero?
6. «Sostanza televisiva»? Ha fatto il Dams?
7. Lo so che è sempre una cosa sminuente per un entertainer, ma, visto che ha aperto la discussione sul gradimento umoristico della «battuta» sui calzini: me la spiega?
8. Lei pensa veramente che le promozioni dei magistrati si decidano nel giro di tre giorni?
9. «Perché il servizio è andato in onda giovedì alle dieci e il caos si è scatenato venerdì dopo un articolo di Repubblica?»: mi sta chiedendo perché nessuno veda il suo programma? Devo consolarla e dirle «Mannò, massù»?

comprovanti fatti oggetto d’ichiesta … azz! il commissario davanzoni.
Brachino è un teddy bear morbidoso da sculacciare con amore. Strizzare i suoi capezzoli corrobora e abbassa la pressione arteriosa. Brachino è un sottile raggio di Sole del mattino, che si insinua tra le persiane e permette di ammirare l’effetto Tyndall. I peli pubici di Brachino potrebbero essere filati per costruire i tiranti del ponte sullo stretto di Messina. Il catarro di Brachino è migliore, sotto ogni profilo, di quello di Angelo Panebianco. PG Battista, Ernesto Galli della Loggia e Panebianco messi insieme non fanno un’ascella di Brachino.