Oggi è stata una giornata piuttosto strepitosa, fatta in ordine del tutto casuale di: biancottini, pied-de-poule, commessi deliziosamente servili, zuppe di cipolle e porcini, michette, prove di tempismo di stìvgiòbs da stendigovescion col fischio, padrone di casa che vogliono dar soldi loro a me, oggetti smarriti ritrovati quando non ci si sperava più, altre michette, mezza stagione soleggiata, frange che improvvisamente stanno come si deve, proposte che non si vogliono rifiutare.
A metà della giornata perfetta, ho letto il più inarrivabile articolo di sempre. Ho pensato che avrei dovuto commentarlo. Però, davvero.
I canali tematici. Primum vivere. I punti esclamativi. La cura dell’anima. Le poche auto. La memoria amplificata. L’odierna dannazione. La contrizione esasperata. S’ingrossa come un torrente. Irrorare di insulti la missiva. Gli atti impuri. Il maglione.
Davvero: cosa si poteva mai aggiungere? Forse giusto offrire una birra a Caporale, sedersi da qualche parte e chiedergli quando abbia cominciato, e se pensi di poter smettere, ci dev’essere un gruppo di prosaliricisti anonimi, da qualche parte, vieni, Antone’, ti ci accompagno.
Poi, mentre delle lombate soffriggevano e io scrivevo una rubrica su analogie e differenze tra Carmelita e Natalì, qualcuno dei commensali ha raccontato un dettaglio retroscenista della vicenda. Non importa quale fosse. Importa solo che il racconto si concludeva con la frase che voglio conservare a memoria di un paese, di un pianeta, di un Geist ma soprattutto di uno Zeit: «Me l’ha detto il mio amico, che è il veterinario delle trans.»

il conservare una frase a memoria “di un Geist ma soprattutto di uno Zeit” è da laicare.
urri, non ho mica capito.
mi piace quella frase, la decostruzione dello Zeitgeist. (non si capiva?)
forse adesso ho capito (sono lenta, ho una certa età)
(ma io sono straniera e ho la paranoia di spiegarmi male)
sussùssù, non fare così, sempre a fishare i compliments.
maddecché (è almeno giusto l’accento? prima l’avevo scritto sempre coll’accento grave)
a inarrivabile io preferito così… così “così” di stamani
l’accento è giusto (le cose in ché sono tutte acute, anche se il word di merda te le cambia in sbagliate), io metterei una c sola.
ecco, vedi, se tu non avessi quel fottuto coso che sbatte i commenti di qui nei commenti di lì ora avrei potuto dire una cosa fichissima intelligentissima divertentissima sul prosaiolo. e invece. (annoto, ok, annoto)
pretendo mail immediata. (‘sta cosa che voi terroni vi conoscete tutti, francamente)
non posso, violerei la mia privacy
se hai fatto roba con quello, I don’t even wanna know you.
ho dei principi, io. ne avevo anche da giovinetta (cioè: ma siamo matti?)
Articolo epico
Peccato abbia dimenticato di aggiungere “sepoltura illacrimata” e “Italia Italia, gridava a desueti orecchi”.