And later, when it gets dark

Oggi è stata una giornata piuttosto strepitosa, fatta in ordine del tutto casuale di: biancottini, pied-de-poule, commessi deliziosamente servili, zuppe di cipolle e porcini, michette, prove di tempismo di stìvgiòbs da stendigovescion col fischio, padrone di casa che vogliono dar soldi loro a me, oggetti smarriti ritrovati quando non ci si sperava più, altre michette, mezza stagione soleggiata, frange che improvvisamente stanno come si deve, proposte che non si vogliono rifiutare.
A metà della giornata perfetta, ho letto il più inarrivabile articolo di sempre. Ho pensato che avrei dovuto commentarlo. Però, davvero.
I canali tematici. Primum vivere. I punti esclamativi. La cura dell’anima. Le poche auto. La memoria amplificata. L’odierna dannazione. La contrizione esasperata. S’ingrossa come un torrente. Irrorare di insulti la missiva. Gli atti impuri. Il maglione.
Davvero: cosa si poteva mai aggiungere? Forse giusto offrire una birra a Caporale, sedersi da qualche parte e chiedergli quando abbia cominciato, e se pensi di poter smettere, ci dev’essere un gruppo di prosaliricisti anonimi, da qualche parte, vieni, Antone’, ti ci accompagno.
Poi, mentre delle lombate soffriggevano e io scrivevo una rubrica su analogie e differenze tra Carmelita e Natalì, qualcuno dei commensali ha raccontato un dettaglio retroscenista della vicenda. Non importa quale fosse. Importa solo che il racconto si concludeva con la frase che voglio conservare a memoria di un paese, di un pianeta, di un Geist ma soprattutto di uno Zeit: «Me l’ha detto il mio amico, che è il veterinario delle trans.»

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Comments so far:

  1. by mal on ottobre 28th, 2009 at 14:46

    Articolo epico
    Peccato abbia dimenticato di aggiungere “sepoltura illacrimata” e “Italia Italia, gridava a desueti orecchi”.