So unimpressed, but so in awe
Poi, a un certo punto, ci si incrocia. Non succede come nei film. Non c’è lo slow motion né la musica giusta né la frazione d’istante in cui cadono millenni d’incomprensioni. Non c’è neppure la nemesi di mille incontri immaginati che poi si concretizzano in capelli sporchi e umore sbagliato e niente battuta pronta eppure nella testa me l’ero sceneggiato così bene.
Such a saint, but such a whore
Non somiglia ai mélo né alle commedie romantiche né alle parabole di zitellaggine goffa. Ci si ritrova per caso ed è normale, normale com’è facile incontrarsi anche in una grande città, normale come non si è mai così originali da non essere stati già raccontati da centodue canzonette, normale come i vestiti che indossi, il modo in cui ti saluta, gli amici comuni che riescono a non mettersi a ridere né a panicare. Normale. Come niente.
So self-aware, so full of shit
E in fondo non è stato niente. Che era quel che stava in mezzo tra i due diversi tutto ai quali tendevate. Che è quel che c’è quando non si può. Quando non si viene scritti da Shakespeare né da una qualunque delle sorelle Brontë, e quindi si è vittime della realtà, quella cosa in cui per l’amore non bastano le compatibilità né le intenzioni né la predisposizione romantica: ci vogliono le circostanze.
So indecisive, so adamant
Se uno dei due avesse la forza di capire, o la voglia di struggercisi un po’, o la tigna di chiudere la pratica mettendo ogni dettaglio al suo posto, cercherebbe di ricordare cosa venne pensato quel primo giorno. Reperti dell’inizio di niente.
I’m contemplating, thinkin’ about thinkin’
Ciao, mi chiamo Tizia, hanno appena finito di farmi tutto il male del mondo e non ho più la forza.
It’s overrated, just get another drink and watch me come undone
Ciao, mi chiamo Tizio, hanno appena finito di farmi tutto il bene del mondo ma non mi bastava più.
They’re selling razor blades and mirrors in the street
Chiedere di complicarti la vita a chi ti sta chiedendo di semplificargliela. Non poteva che finire in incomprensioni velate d’indifferenza, perché chiamiamo troppe cose diverse «amore» e se c’è una cosa che bisogna fare subito è mettersi d’accordo sulla definizione. Di quello, o di un’alternativa più o meno concordemente scelta.
I pray that when I’m coming down you’ll be asleep
Quindi ci si reincrocia, e tutte le premesse sono cinematografiche, perché sono passati pochi mesi, forse addirittura poche settimane, e non ci sono state elaborazioni di distacchi, né amici che si son preoccupati di mediare, né chiodi a scacciare chiodi che poi alla fine uno si ritrova con due chiodi al prezzo di uno ma quella è un’altra questione.
If I ever hurt you, your revenge will be so sweet
E invece, niente. Vista da fuori, si giura che niente. Vista da dentro, si ripete che niente.
Because I’m scum, and I’m your son, I come undone, I come undone
È possibile che ci si tamponi distrattamente un qualche paraurti del cuore o ci si incastri male ma neppure troppo o ci si scopra, ricopra, deluda, archivi – e che dopo sia tutto uguale?
So rock ‘n’ roll, so corporate suit
Che ci si incontri e si notino le stesse cose di sempre, si rida degli stessi difetti di sempre, si venga sedotti dalle stesse debolezze di sempre? Ove sempre sta per quella prima volta non abbastanza lontana da giustificare un ripescaggio, non abbastanza travolgente da essere ancora qualcosa – è possibile?
So damn ugly, so damn cute
È possibile che tutti e due tornino a casa e scrivano agli amici parole perfettamente sovrapponibili a quelle di mesi e anni prima, avessi visto la ridicolaggine, avessi visto la meraviglia, mannò, figurati, tutto tranquillo, mi ha fatto quasi piacere, guarda, come fosse una roba antica, un estraneo, belloccio ma proprio non era cosa, ecco, simpatico ma non il mio tipo, anche figa, chi lo nega, ma che c’entra, sì, finalmente s’è tagliato i capelli, si vedono le fossette, ma che c’entra, non è roba per me.
So well-trained, so animal
Se ti piacciono e ti dispiacciono le stesse cose che notavi prima che ci fossero pezzi del suo dna nelle tue lenzuola, se al lordo di cose bisbigliate nella notte e cellule scambiate e bisticci alla cassa del bar e sopracciglia alzate e cattiverie trattenute e canzonette scagliate, se resta tutto identico a com’era al netto dell’intersezione tra le due vite, quell’intersezione non valeva niente?
So need your love, so fuck you all
Era meglio morire d’amore? Era meglio finire per odiarsi? Era meglio nei romanzi del liceo? Ma poi si può somigliare tutti e due così tanto, a uno qualunque dei romanzi del liceo, essere due così clamorosi cliché del non esserne mai cresciuti fuori, e poi non produrre niente di drammaturgicamente all’altezza? Non è, in termini se non altro algebrici, un errore di sistema?
I’m not scared of dying, I just don’t want to
Quindi una sera ci s’incontra, e si azzera il vissuto in comune con una naturalezza inedita e spontanea. Lo si fa nel modo in cui Sherman McCoy ci ha insegnato a far trionfare la verità: mentendo. L’uno all’altra, e al resto del mondo, e allo specchio quando si torna a casa. Ci si lavano i denti dicendosi che siamo vaccinati, siamo immuni, tutto sommato, che male può fare, bisogna approfittarne, non ci si è cominciati ad amare e quindi non si è finito per odiarsi – se non è capitato la prima volta, non capiterà mai più, è evidente, siamo al sicuro. I giorni successivi sono fatti di amici che chiedono tanto per, e di risposte tutte mannò, guarda, proprio molto tranquillo, magari un cinema, uno di questi giorni.
If I stop lying, I’ll just disappoint you
Tutte le cose che contano accadono a prima vista, anche questa, soprattutto questa. Tra un «Santo cielo, non potrebbe decidersi tra i tatuaggi e il frac? Tra il centro sociale e la barca a vela? Deve proprio fare il teppista di buona famiglia?» e un «Ma come si è conciata? Ma perché strilla? Ma chi è quello? Pensa di farmi ingelosire o cosa?», tra «Ma deve sempre fare il fanatico, oddio questa gliel’ho sentita raccontare cento volte» e «Questa scena la conosco, è quella in cui fa credere al povero pirla chissà cosa, tempo tre minuti e s’è già annoiata» – tra frasi troppo banali per venire articolate davvero, e prevedibilità irritanti e irresistibili.
So write another ballad, mix it on a Wednesday, sell it on a Thursday, buy a yacht by Saturday
It’s a love song, a love song
Non esiste una regola, sulla catalogazione del ground zero. Se sia buono o cattivo, scivoloso o raccomandabile. Se sia il caso di piangere quel che avrebbe potuto esserci, di dimenticare le costruzioni appena edificate e subito demolite o di conservarne gli scheletri, di costruire roba nuova, di ricostruire roba identica come fosse la prima volta. Non esiste una regola. O comunque non si è tenuti a conoscerla.
Do another interview, sing a bunch of lies, tell about celebrities that I despise
Tutte le cose che contano si decidono facendo finta che non siano importanti, altrimenti sai che ansia da prestazione, una roba da paralisi. E quindi non è rilevante chi faccia la prima telefonata e quanto tempo dopo, o cosa ci si dica, o quanto a lungo si menta al resto del mondo. Importa solo quel momento inaspettato in cui ci si è incrociati e non ci si è imbarazzati, non si è distolto lo sguardo per rancore, non ci si è arrotolati in balbettii sentimentali o recriminazioni assortite o strascichi superflui. Quell’istante perfetto e irreversibile in cui, semplicemente, è capitato. Ci si è visti. E si è deciso di cogliere l’occasione perduta. Quella di farsi davvero male.
And sing love songs, we sing love songs so sincere
So sincere
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se dico bello o bellissimo sono banale, se dico magistrale mi dirai che ti sopravvaluto. farò a modo mio.
gemelli.
se posso permettermi, “il cuore è baffuto” le magliette.
grazie
no, vabbe’, continua a farmi piangere. in una domenica di pioggia, poi.
ma non sono io: è il premestruo.
allora è in anticipo di una ventina di giorni, il maledetto.