A ogni secolo il suo Tiffany

Ho un debole per Prada. È un’affermazione che si presta a equivoci, perché lo sappiamo come funziona in genere coi deboli: che gli altri guardano l’oggetto del tuo cieco desiderio, e scuotono la testa e pensano «Mah, cosa ci troverà…» Con Prada non va così, perché non solo fanno un’innegabile quantità di bella roba, ma mrs. Miuccia è anche riuscita nell’impresa di far credere a noialtre fescionvittim che non vestiti ci sta vendendo, ma cellule cerebrali. Che ci sia tutta una concettualità nell’orlo di quella gonna. Mai capito come ci sia riuscita e ci riesca, ma ce la fa ogni volta – e già questo basterebbe a qualificarla come genio. Gli specchi dei negozi Prada sono gli unici guardandosi nei quali le clienti non si sentono più magre, ma più intelligenti.
E allora, diranno le mie piccole lettrici, è dunque questo il debole? Che anch’io voglio sentirmi più intelligente? Figuriamoci. Sono affezionata alla mia scemitudine, e al tempo stesso farmi sentire superiore è troppo facile. Come si accennava qualche riga fa, il debole è il lato oscuro dell’amore (di quella forma totalizzante d’amore che è il guardaroba, l’unico investimento duraturo nell’era di quel subprime denominato amore liquido.) E quindi è per amore (qualunque cosa sia l’amore), e non per intelligenza (qualunque cosa sia l’intelligenza), che perdono a mrs. Miuccia le parigine senza piede e i sandali col fantasmino, il fatto di chiamare i negozi «Epicentri» e l’avere, quegli Epicentri, delle telecamere retromarcianti che ti mostrano su un riquadro di specchio come sta il tuo culone nel vestito che stai provando (la prima volta che ho sussultato davanti alle mie chiappe budinose al rallentatore, nell’Epicentro di Los Angeles, ho pensato che d’altra parte quei negozi li aveva progettati Rem Koolhaas, che è un uomo: una donna non potrebbe mai essere così gratuitamente crudele; la prima volta che, nel negozio – scusate: Epicentro – di Mercer Street a New York, mi hanno detto che le telecamere le avevano tolte dopo la ristrutturazione, quella fatta perché il negozio era andato a fuoco, ho pensato che la piromane doveva essere una che aveva scucito una 42 tentando di farci entrare i suoi fianchi pasciuti.)
Quando oggi ho trovato in portineria il librone pradesco, quello che raccoglie vita e opere ma sopratutto fotografie, mi sono seduta per terra nell’ingresso e non mi sono alzata finché non ho formulato tutte le domande dolorosamente senza risposta. Cosa avevo di meglio da fare, nel 1996, che comprare quello strepitoso spolverino? Perché la frangetta non mi sta come a Christy Turlington nella primavera-estate del ’94? Con tutte le miglia che ho, possibile che non sia ancora andata a vedere l’Epicentro di Tokyo?
E, infine, l’unica la cui risposta desse un senso a tutto. Perché forse è vero, come sostiene l’uomo che meglio mi conosce al mondo, che la mia venerazione per mrs. Miuccia nacque l’unica volta in cui ci parlai per più di quindici secondi, quando mi disse la frase finale non tanto sulla noiosa questione dell’anoressia indotta dalle modelle quanto sull’ancor più noiosa questione dell’accettarsi come si è, fianchi da massaia compresi, e la frase era «Mi piace mangiare, ma mi piacciono anche i vestiti.» Forse in particolare (nel mio particolare) sta tutto lì, ma in assoluto la verità, nonché l’unica risposta possibile alla forza di questo debole, sta a pagina 74. Dove diventa evidente che il concettuale e il destrutturato e il recupero delle stampe d’epoca e il tie&dye e il nylon che diventa lussuoso e il pizzo e il candelabro e gli stivali da pescatrice – tutto questo è secondario, rispetto all’avere, Miuccia Prada, le più belle caviglie del mondo.

-Memoria del dispositivo-home-user-pictures-IMG00720-20091109-2103

Comments so far:

  1. by punto p. on novembre 10th, 2009 at 0:55

    questo post, la degna prefazione al librone pradesco.

  2. by tot on novembre 10th, 2009 at 4:52

    hai pagato l’affitto?

  3. by Don Cammèlo on novembre 10th, 2009 at 10:45

    Il pezzo non l’ho letto. Ma per Prada intendi Juan Manuel de Prada, vero?

  4. by Timido79 on giugno 20th, 2010 at 22:00

    come si direbbe su FFeed, Lòvvoti 😉

  5. by Ribadirne il genio. on gennaio 25th, 2011 at 13:09

    […] di talenti e intuizioni che ti fa sentire più intelligente che magra quando la indossi (cit.).  Nelle scuole dei miei sogni, oltre a cinque ore di dizione a settimana, ci sono almeno dieci […]