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È che poco fa, su un socialcoso, si parlava di una questione sentimentale parecchio intricata, e una tizia – in risposta al racconto di un’altra sul tizio col quale si intratteneva, dell’esistenza di una cui fidanzata era appena venuta a sapere, e della reazione della fidanzata in questione alla scoperta che il legittimo s’intratteneva con lei, tutt’una vicenda di spazzolini da denti e foto su Facebook – una tizia, dunque, ha scritto: «È una che, quando scopre che il fidanzato l’ha cornificata, invece di corcarlo di botte gli piscia attorno», che è talmente la frase più illuminante sia mai stata detta sulla sindrome «È sempre colpa di quell’altra e lui poverino invece» che, non fosse troppo lunga e le mie chiappe troppo strette, me la farei tatuare sul fondoschiena.
E quindi mi è venuto in mente il più brillante caso del genere, ovvero il momento (ventiquattr’ore fa) in cui Drea de Matteo ha finalmente raggiunto il punto in cui la aspettavo da otto puntate, quello in cui diventa la mia Desperate Housewife preferita nonostante l’accento broccolino, la ricrescita, e quell’inutile marito; diventa il mio modello comportamentale scavalcando Katherine (che pure questa stagione è puttosto spettacolare) e quasi pareggiando con Bree, per quanto Bree sia Bree, cioè fuori gara.
È successo in fila alla cassa della caffetteria, quando la figlia di Susan, più cessa della madre e altrettanto scema, quando la figlia di Susan, che quell’inutile marito di Angie se l’è portato a letto e pensa che lei non lo sappia (ho già detto che è scema quanto la madre?), quando la figlia di Susan ha ben pensato di dirle qualcosa sul decaffeinato. Era il quinto minuto dell’ottava puntata della sesta stagione. Il momento in cui Marc Cherry ha reso evidente a tutte noi che Bee Van De Kamp si nasce: le altre, possiamo essere cornute burine ma efficaci.
«Seriously? You think I’m gonna make small talk with you? I know you slept with my husband. So I think we’re past the chit-chat stage. Let me tell you how shame works: when you see the wife of the guy you banged, you don’t make conversation. You don’t even smile and say hi: you avert your gaze, and you blush. Nod, if you understand.»

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Permalink - Categoria: Epifanie

Comments so far:

  1. by Sara on novembre 17th, 2009 at 01:01

    lezioni di vita.

  2. by serena on novembre 17th, 2009 at 01:07

    l’unica degna michetta di bree.

  3. by Valentina* on novembre 17th, 2009 at 01:18

    per me ’sto pezzettino vale ‘na trattazione che copre *tutta* la prassi del sedicente femminismo.

  4. by Silvia Dettori on novembre 17th, 2009 at 01:19

    L’hai fatto davvero.

  5. by Mariangela on novembre 17th, 2009 at 01:40

    se tu fossi grassa potresti tatuarti addosso un sacco di cose. (ma invece io dov’ero mentre voi dibattevate di queste cose meravigliose?)

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