Quando vai ai junket (quelle ammucchiate in cui, come insegnava Billy Crystal in America’s Sweethearts, si riempiono i giornalisti di cibo e gadget dimodoché essi neanche si accorgano se il film di cui devono scrivere non esiste – e chiunque abbia mai visto un giornalista davanti a un buffet sa che non è un’impresa complessa), e prima di fare entrare la celebrità (talent, in gergo da junket) ti dicono che sei cortesemente pregata di non chiedere autografi né farti foto, ti vien sempre da fare l’aria un po’ superiore. Chissà a chi sono abituati. Mi hanno preso per una piccola fan. (L’anno scorso la direttrice di un giornale svedese mi chiese di non fare la spia quando di lì a poco avrebbe chiesto a Sarah Jessica Parker di farsi una foto con lei, contravvenendo alle disposizioni ufficiostampistiche; mi sembrò di essere tornata alle medie, ma mai quanto quando SJP le disse «Eh, ma ti hanno detto che non si può.»)
Tutto questo per dire che, mentre io ancora ero ferma alle foto e agli autografi, la categoria dev’essere passata senza avvisarmi da piccolifanz a piccolinstantcritici. Mi è appena arriva la mail di conferma di un junket con una parentesi finale che santo cielo, come faremo con la libera informazione e la rivoluzione socialcosistica.
(Please keep in mind and remind journalists there will be no station IDs, no autographs, no photographs and no tweeting thoughts about the film while participating in this junket, without prior written consent.)

fame e buffet, il cerchio è chiuso
landi, lo sai, vero, che scrivo solo petté?
l’ammmore.
ma perché non vogliono tweets? temono che si facciano dei commenti chessò, su come è vestita la lucarelli?
no, sul film un mese prima che esca, suppongo.
“Cari socialamici, il regista si dimostra most-overrated-ever” Panico in sala stampa
(essì che c’è gente che per tweet del genere firmerebbe assegni in bianco)
Non vogliono che Obama sappia come finisce il film prima di andarlo a vedere, mi sembra giusto