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Le canzonette nell’era della riproducibilità diaristica

Poco fa si discuteva, su un socialcoso, della canzone di Marco (che, nella generale bruttezza degli inediti di quest’anno a X Factor, ha almeno il pregio dell’essere una carta moschicida, ed è l’unico appiglio – fornitogli dalla Sony, che magnanimamente ha bocciato la canzone per lui scritta da Morgan-quantosonodinicchia-Castoldi – che ha il poverino per salvarsi dal delirio narcisistico di Morgan stesso, che a un’arma-di-fine-mondo del consenso di massa come Bella senz’anima contrappone Amore assurdo, come se io andassi a fare i concorsi di bellezza con Laetitia Casta.)
Insomma sono andata nell’archivio del socialcoso stesso, e ho riletto la mia prima impressione, quella della settimana scorsa, al primo ascolto: dicevo che «Lasciami lo spazio e il tempo, cerca di capirmi dentro» è da subito frase da Smemoranda (o qualunque cosa usino ‘sti giovani di oggi), e questo è tutto quel che conta.
Insomma poco fa qualcuno mi faceva notare che una frase così, nella vita, garantirebbe a chi me la dicesse uno sputo nell’occhio, minimo. E allora mi sono ricordata di una volta in cui ho intervistato un (altro) cantante che mi parlava di quanto fosse difficile stare con lui, quanto fosse disattento e incline a lasciare che i rapporti si sfasciassero; di come gli avessi chiesto se quindi lui non somigliasse a quella sua canzone in cui curava l’amore come i fornai curano il pane, e di come lui mi avesse risposto «Le canzoni dicono sempre quel che vorremmo essere, mai quello che siamo.»
È certamente un caso sia lo stesso tizio che tempo dopo, parlando di Morgan, mi disse «Io non capisco perché non faccia un disco di belle canzoni. Secondo me sarebbe capace» – quei condizionali che non diventano mai indicativi, ché poi sembra troppo facile.

Comments so far:

  1. by Pippo on dicembre 3rd, 2009 at 19:34

    il tipo disattento nei rapporti sentimentali è il tizio che presenta x-factor?

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