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Look at me, I am no Bree

La mia amica Sara si guadagnò la mia sempiterna gratitudine la volta che avevo un amore a distanza e, il giorno prima che lui arrivasse a Roma, si presentò armata di ramazza, si guardò intorno sconsolata per un solo attimo sospirando «No, vabbè, non ce la si può fare: ti presto casa mia, ci mettiamo le tue foto…» e poi iniziò i grandi lavori di presentabilità del porcile.
La mia amica Mia dice che la cosa che la fa più ridere al mondo è ricordarsi dell’estate in cui mi presi la più clamorosa cotta di sempre e all’una di notte, telefonandomi mentre stavo lì in attesa di una visita dell’oggetto del desiderio, sentiva il rumore del Mocio in sottofondo.
No, niente, è che l’altra mattina alle 6 ho telefonato a una michetta certa di trovarla sveglia, e infatti lo era, e stava dandoci giù di straccio, ché quel pomeriggio arrivava il fidanzato, e allora ho pensato che l’amore si riconosce in un modo molto preciso: spolveri negli angoli, passi il cotton fiocc sugli spigoli, lucidi le maniglie. Io una volta, tra l’una e le due di notte, ho persino sgurato i davanzali. Altro che cavalli bianchi: il Principe Azzurro è quello per cui scrosti i fornelli.

Comments so far:

  1. by Giovanni Fontana on dicembre 8th, 2009 at 12:26

    Però che principe azzurro poco principesco uno che è contento che tutto sia pulito e ordinato. Anche se poi è solo che tu pensi che lui pensi, già che glielo puoi appiccicare sopra vuoldire che un po’ noioso è.

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