In un tempo che sembra collocarsi sette vite fa, il giornale per cui lavoravo mi chiese un articolo per scrivere il quale dovetti telefonare al mio scrittore preferito. Mi trattò peggio di come io tratterei una telefonatrice importuna in uno dei miei giorni peggiori. Ci rimasi male, ma soprattutto capii istantaneamente una cosa che poi la vita mi avrebbe confermato in ogni maniera: meglio le persone scrivono, peggiori sono umanamente (e anche: non bisogna mai incrociare nella realtà i propri punti di riferimento nell’arte – con la minuscola, per carità.)
In un tempo che sembra collocarsi diciassette vite fa, mi feci per un po’ maltrattare da un tizio che sembrava avere nei miei confronti rancori da molteplici vite precedenti, delusioni che trascendevano qualunque mio sforzo, determinazioni a farmi pagare debiti da esistenze delle quali io non ero al corrente. A un certo punto, un’amica più saggia di quanto mi piacque ammettere al momento mi fece notare che, prima che ci incontrassimo, il tizio incorniciava i miei articoli, scriveva alla rubrica di posta che tenevo su un giornale, e insomma mi conosceva prima di conoscermi. E poi, conoscendomi, mi scoprì probabilmente non all’altezza delle sue aspettative e proiezioni, e soprattutto non all’altezza della mia prosa, per quanto questa affermazione richieda una clamorosa sospensione del senso del ridicolo.
Siccome è più bravo di me, Gabriele Romagnoli l’ha detto meglio: Chiunque mi venga a cercare avendomi letto fa una passeggiata verso la disillusione. Per questo non rispondo mai a nessuno, non accetto inoltro delle mail dei lettori, frequento soltanto chi non ha mai cliccato su questa rubrica, mai si è abbonato altrove. Ci vuole poco a coniare una frase che apra il cuore. È fare qualcosa il vero problema. Io sto seduto a una scrivania, il panorama alla finestra cambia ogni due giorni, batto sui tasti e le cose accadono soltanto in un mondo immaginario o in una riproduzione dell’accaduto in cui sono il testimone galante e comprensivo che mai ho saputo essere.

Quello che ti maltrattò 17 vita fa prob. era un Jack Berger e abbiam detto tutto
forse l’ha pure già detto qualcuno ma si dice (credo lo dicesse aldo busi, anzi) voler conoscere uno scrittore dopo aver letto il suo libro è come volere conoscere l’oca dopo aver mangiato il patè
eNZO è dIO !
eNZO presidente. Di qualsiasi cosa.
E’ per questo che preferisco leggerti.