Io capisco che il tentativo di scippare a Roma il titolo di cittàdimmerda dell’universo richieda impegno nella cialtronaggine e non permetta di rilassarsi neanche per un attimo e rischiare magari non dico di diventare efficienti ma almeno di non sembrare una città in preda all’ubriachezza molesta, tuttavia non mi è chiara una cosa.
Poiché, insieme a una cinquantina di persone che mi stavano davanti, ho appena fatto un’ora e cinque di fila sotto la neve aspettando un taxi alla stazione Centrale; poiché erano (almeno all’inizio dell’attesa) le otto e un po’ di venerdì sera, un orario in cui non è proprio difficilissimo prevedere che in stazione, in una città, arrivi gente; poiché il tassista che infine è arrivato e sul quale ho rovesciato l’inverno del mio discontento argomentava che loro vanno dove li portano i clienti, e – al mio controargomentare che difficilmente qualcuno li porterà in stazione alle 9 di venerdì sera, ché è un momento in cui la gente non parte ma arriva, e tuttavia, essendo i taxi un servizio, in stazione ci devono stare, non mi interessa come, si organizzassero, trovassero un modo, io faccio un altro lavoro, ma a Paddington non ho mai fatto più di cinque minuti di fila – replicava che d’altra parte se lui prende una corsa per Monza poi ci mette un’ora a tornare, perché certo, uno che arriva nella stazione di una so called metropoli i taxi non li trova per l’impeccabile logica che è pieno di gente che va in taxi a Monza (non potendo andare a Ponza, presumo – questa la capiscono solo gli amici cari, abbiate pazienza); per tutte queste ragioni, mi e vi chiedo: ma se non riescono a gestire il traffico passeggeri di un normale venerdì sera di pendolarismo prenatalizio (ah, certo: l’emergenza neve, l’imprevedibilissima neve di dicembre, tu pensa) – dicevo, se stanno messi così ora, ma con l’Expò come diamine pensano di cavarsela?
Ps Tra le cento persone in coda dietro di me, c’era una bambina con un berretto col pon pon; quando, dopo quarti d’ora senza neanche un taxi all’orizzonte, ne sono arrivati tre insieme, la piccina saltellava garrula come neanche di fronte ai regali di Natale. In quel momento ho pensato che, se fosse passata di lì la Moratti, l’avrei volentieri cucinata in forma di cappone.

E’ il linea l’inverno del vostro scontento, tanti anni fa wynona,ben e l’ex marito di Uma in Giovani carini e disoccupati. Descrivi l’ironia.
non ho capito, ma spero che il messaggio non sia «ciao, credo che the winter of our discontent sia una trovata dello sceneggiatore di reality bites e amor che a nullo amato un verso di jovanotti», o se lo è spero che la gelmini voglia occuparsene.
almeno a milano i tassisti non ascoltano Radioradio… (sono tutti comunque, a roma come a milano, a bunch of cunts)
se fosse passata di lì la Moratti, l’avrei volentieri cucinata in forma di cappone
e meno male che non l’hai fatto, altrimenti sai il saporaccio per tutte le feste