Le parole per dirlo

Chi mi conosce lo sa, perché ne parlo con l’ossessività che mi caratterizza quando una cosa mi piace (oltretutto, sono così convincente che, da quando ho iniziato a decantarli, credo abbiano triplicato la clientela: dovrebbero riconoscermi una percentuale, dovrebbero): il mio posto preferito a Milano e forse nel mondo intero è Biancolatte. Se passo ventiquattr’ore di fila a Milano, mezz’ora sarà sicuramente lì (e, se conosceste la composizione del Biancottino Ice, la mia porcata d’elezione allorché entro in quel luogo, capireste come mai mi trovate ingrassata.)
Insomma, qualche settimana fa vado da Biancolatte con un’amica e decidiamo, invece di ingollare Biancottini al bancone come nostro solito, di sederci nella seconda sala e mangiare cose sane (tutto è relativo.) Ce ne pentiamo quasi subito, giacché è evidente che la zona è kids-friendly e noi invece siamo notoriamente per i luoghi kids-free. Vabbè, pazienza. Sopravviveremo ai non so quanti bambini del tavolo a destra e ai quattro del tavolo a sinistra. Uno dei quali innesta subito una specie di berciante sirena, un raglio continuo, una cosa da posseduto (vabbè, occhei: da bambino italiano maleducato.) Facciamo in tempo a decidere cosa prendere, ordinare, scambiare qualche «Sapessi io» con la cameriera che è ovviamente molto più esaurita dalla maleducazione dei piccoli invasati di quanto lo siamo noi, che tra meno di un’ora non li sentiremo più; facciamo in tempo a invecchiare, e il piccolo ragliante ancora non ha smesso. La mia amica, guardando me e sottovoce, dice: «È isterico.»
E qui si compie il sempiterno capolavoro. La cosa che sarà capitata anche a voi se avete mai provato a bussare a queli del piano di sopra per chiedere se per cortesia il pupo potesse evitare di giocare a basket in casa alle 7 di mattina. Che se non vi danno della zitella isterica poco ci manca. Che sono bambini, possibile tu non capisca che si devono esprimere? Che tu non ne hai non puoi capire (alternativa: quando ne avrai di tuoi, allora sì.) Dopo l’anarchia educativa, viene l’imposizione collettiva della prole (d’altra parte, se non ti sei presa il disturbo di educarli, non si capisce perché dovresti accollarti l’onere di sorbirteli privatamente.)
Insomma, la madre del ragliante insorge contro la mia amica: «Non è isterico, sta bisticciando col suo amichetto. E comunque se dà fastidio basta dirlo.» L’amica trasecola, io guardo lei, la creatura tuttora ragliante, la genitrice del pietromasomignon, e chiedo: «Nel senso che va sottolineato che un bambino che strilla da un quarto d’ora ininterrottamente dà fastidio? Non lo diamo per scontato?» Siccome è una domanda ridicola, ci mettiamo a ridere. Riso isterico, tipo scuole medie.
Ecco, avrei voluto raccontarvi tutto questo, poi ho tralasciato perché non volevo associaste Biancolatte ai ragli. Poi oggi ho aperto Friendfeed, e mi sono accorta che comunque il mio aneddoto era stato sintetizzato alla perfezione da lui.

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