Nei giorni scorsi si discuteva, a proposito di una pubblica dichiarazione di una moglie al marito, di una questione sulla quale ci si accapiglia poco ma molto ferocemente: scrivere di sé senza alcun filtro narrativo.
Io penso, piuttosto drasticamente (forse l’avevo anche già scritto qui, perdonate il rincoglionimento), che chi, al di fuori della propria adolescenza di diari col lucchetto, scriva «io» intendendo davvero e senza infingimenti «io» sia capace di qualunque nefandezza. Quindi, tendo a non frequentare tipologie umane che abbiano questa propensione a spiattellarmi le loro budella sull’internet, ad appoggiarsi il dorso della mano sulla fronte e a sospirare sui loro lutti e traumi di fronte a platee di sconosciuti, eccetera. In genere, quei pochi che mi capita d’incrociare tengono appunto ferocemente il punto, con dei trucchi linguistici da due lire. Tu gli dici che non si capisce in cosa il loro resocontare i loro sentimenti sulle bande larghe di tutto il mondo sia migliore della trasmissione nazionale dei frammenti dei discorsi amorosi dei tronisti, e loro sbarrano gli occhi e ti dicono che, cielo, la differenza la fa il talento. Talento è una parola così stupida ma così stupida che altrettanto priva di contenuto c’è probabilmente solo intelligenza. Qualunque cosa talento significhi in generale (niente), nello specifico pare significare che loro, quando ghirigorano righe che li rendano migliori vedovi protagonisti o altre analoghe categorie piene di pathos, hanno una sintassi corretta. E questo, capirete, cambia tutto.
Insomma, questa lunga premessa per dire che, in seguito alla discussione dell’altro giorno, mi sono venute in mente due cose.
Una è che da molto piccola intervistai Ivano Fossati, e fui sufficientemente banale da dirgli una cosa tipo «lei che mantiene sempre un basso profilo», e lui mi disse che il basso profilo se lo chiami così non è già più tale.
L’altra purtroppo non ricordo da chi venga, direi un amico di lui, ma secoli fa lessi appunto questa dichiarazione di qualcuno che diceva di aver capito che David Lynch e Isabella Rossellini si sarebbero lasciati quando lui, a Cannes, alzandosi per andare a ritirare la Palma d’oro, la baciò; perché, quando ancora la amava, non avrebbe mai fatto un gesto così pubblico.

quando lo racconteranno non diranno la parola amore – mille altre parole diranno, taceranno amore (cit.). non se ne esce.
Guia ,tu pero’ sul foglio hai pubblicato una cosa che mi riguarda direttamente e siccome il mio nome ,non quello narrante ,non è proprio comune ho passato un brutto momemento.
Ok non è la stessa cosa , eri giovane , diciamo che quando ci si fa un po’ prendere certe cose possono capitare.
ovviamente non so di cosa stia parlando, non avendo lei la maturità di firmarsi con nome e cognome. e tenderei a escludere qualsivoglia nostra frequentazione, mettendo lei gli spazi prima delle virgole e non dopo.