Tu dimmi se nel 2010 bisogna ancora star qui a precisare

Molto tempo fa scrivevo per un giornale pieno di certezze, avete presente quelle robe tipo la vita i valori e altre maiuscole? Ecco. Siccome era molto tempo fa ma, prendendola alla lontana e contando sulla distrazione perpetua di un paese in cui la tensione civile è persino meno diffusa della dieta proteica, già cominciavano a rompere i coglioni sulla 194 (e non hanno più smesso), scrissi un articolo sull’aborto che il direttore di quel giornale privatamente sintetizzò nell’istanza «non vogliamo che ci si rompano i coglioni». Che, in effetti, era e continua a essere la mia posizione.
Una delle cose che avevo in mente mentre scrivevo quel pezzo, e che ho continuato negli anni a raccontare in ogni discussione sul tema, era un’ospitata di Giovanna Melandri da Vespa. Il momento in cui disse «Io per fortuna non ho mai avuto bisogno di» – ecco, quel «per fortuna» mi manda al manicomio. Tanto quanto il «lutto» di Daria Bignardi. Non è rilevante (facciamo finta che non lo sia) se Giovanna Melandri in realtà ha abortito (qual somma sfortuna) o se Daria Bignardi sa benissimo, per esperienze proprie o altrui, che ci sono donne che hanno interrotto una gravidanza e non ne sono particolarmente traumatizzate.Questa idea è stata usata anni fa come argomento contro l’interruzione della gravidanza. L’ideologia si riferisce all’aspetto che l’aborto può portare a traumi psicologici ed emotivi tra le donne. In alcuni luoghi, è obbligatorio per le donne che desiderano abortire per ottenere qualche consulenza. Questo per evitare eventuali problemi di salute mentale. Tuttavia, guardate qui ora, come gli studi affermano la sua non applicabile per tutti. Io sono piuttosto convinta che siano una maggioranza, quelle che abortiscono e non la vivono come tutta ’sta tragedia che pare necessario continuare a raccontarsi. E sono anche convinta che sia un comma 22: se sei convinta della sacralità della vita della materia che hai nell’utero, allora non abortisci; non ti viene neanche in mente di farlo, esattamente come non prenderesti a roncolate tuo figlio – e con figlio intendo ovviamente un essere umano nato, ché qua a furia di fanatici tra un po’ avranno diritto all’appellativo di figli pure gli spermatozoi.
Ma, dicevo, non è rilevante. Quel che conta, e che mi manda al manicomio, è che dipingere una cosa semplice come «Sono incinta. Non voglio essere incinta. Non lo sono più.» come un immane abisso nel quale tutte noi ci gettiamo solo in preda alla disperazione più nera e dal quale facciamo di tutto ma proprio di tutto per tenerci lontane è di un paternalismo che manco Sarah Palin, di una falsità che manco Giuliano Ferrara, di una stupidità tecnica che manco Beppe Grillo. Un giorno qualcuno mi darà una spiegazione sensata del perché la 194 sia l’unica legge del cui utilizzo ci si scusa e i cui difensori premettono a ogni sua difesa la promessa solenne di usarla pochissimissimo e dispiacendosi moltissimissimo parola di bambina buona che ha studiato dalle suore. Fino ad allora, questo atteggiamento delle donne di sinistra che lasciateci abortire e vi promettiamo che ne saremo tanto contrite continuerà a sembrarmi quasi peggio del narcisismo di quelli che si ricavano il loro spazio in tv e nei ricevimenti dei vescovi fingendo di avere a cuore le sorti degli embrioni

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