Qualche sera fa ho visto lo spettacolo di Lella Costa, e a un certo punto dice la solita cosa sulla mancata solidarietà femminile, poi però aggiunge che neanche gli uomini sono solidali tra loro, ma questo pare non fare impressione a nessuno. Ed elabora puntualizzando che lo sono magari per utilitaristiche appartenenze professionali, politiche, di squadra di calcio, ma certo non di genere.
Ecco, è vero. E quindi di solito tutti i discorsi sul maschilismo di certi luoghi di carriera mi fanno l’effetto di quelli sul ricambio generazionale: io tutti ‘sti geni incompresi ingiustamente ostacolati nella loro ascesa professionale non li vedo, né tra le donne né tra i giovani (né in altre categorie.) Vedo una quantità di geni il cui genio è compreso solo dal portatore di genio stesso, quello sì, ma d’altra parte siamo in una repubblica fondata sul manuelfantonismo, quindi non mi meraviglio.
Tornando alle donne, e ai luoghi in cui non ci sono. Se penso a gruppi di lavoro che sono una versione molto più colta ed elegante e sinceramente democratica (ma altrettanto rigorosamente maschile) dello spogliatoio di calcetto (l’esempio qualitativamente più alto: il programma di Fazio), mi chiedo perché una donna dovrebbe volerci entrare. Sì, d’accordo, per lavorare nel programma più di successo della tv italiana. Ma magari è tale anche per quell’equilibrio lì. Perché se lo fanno tra di loro. Perché la donna è o la supercozza che li faccia ridere (chiunque abbia visto mezza volta Luciana Littizzetto fuori scena sa che è la cugina strafiga di quella che si arrampica sulla scrivania di Fazio) o la strafiga muta. Insomma, io capisco il diritto a sedersi un po’ dove si vuole sull’autobus, ma io francamente non ho alcuna voglia di intraprendere una battaglia per il diritto a entrare nello spogliatoio del calcetto. Perché durante non so giocare a calcio, e dopo la partita a quelli lì non saprei cosa dirgli.
Poi vi mi direte che fuor di metafora non è vero (meglio: non è statisticamente plausibile) che non ci sia una donna che sappia fare come e meglio di un uomo lavori non di fatica quali l’autrice televisiva o la ministra o che ne so, che Hitchens diceva cazzate, che non è che tutti gli uomini nei posti prestigiosi sian dei giganti. Vero, però ribadisco che non mi capita spessissimo di sentire parlare donne delle quali dico «Ah, se ci fosse lei, allora sì», alla fine quelle brave son sempre le solite tre, a far ridere come a fare la politica (la Polverini è figlia di Floris, certo, ma nello specifico è figlia della sindrome da riunione di scaletta «Oddio, non abbiamo neanche una donna tra gli ospiti.»)
Vabbè, tutto questo per dire che Letterman ha, dopo non so quanti decenni, una donna tra gli autori. Inserite qui la vostra battuta sull’essere Fazio fedele alla moglie, e non esserci quindi da queste parti speranza, per le aspiranti autrici televisive, di un contratto utile a compensare il danno d’immagine.

per non farsi fregare il posto, perdincibacco
?
cosa aspetti Jon Stewart eccetera (ma perché ti rispondo ai titoli, io? son scema, lo so)
A quanto si dice, oltre alle cozze che fanno ridere e alle fighe (stra- è prefisso inventato dalle donne per le donne) mute esistono solo le rompiballe. Tipo le assistenti universitarie strette di voti, evitate da tutti, maschi e femmine. Ps. Alle riunioni di redaz il momento topico non è quando manca una donna, è la ricerca della sciacqua.
cerchiamo di non parlare a vanvera: a ballarò non è prevista la quota-sciacqua.
se il buono è Fazio passo senza rimpianti alla radioeterna. Prendo tutti i generi degli autori, no lacrime.
vero. non è prevista la quota sciacqua a ballarò. è prevista la quota menarca, anche detta quota mortorio. visto i manifesti della polverini, con quel “sicuramente” (carattere barzotto più o meno lucida write) che ammorba la scritta che c’è sotto: “LAVORO”?. non raggiunge il grado di coglionaggine della faccia del tipo con gli occhiali di plastica sui manifesti del pd. ma insomma ci prova. e insomma alla fine vince emma. e io ho tanta nostalgia della quota sciacqua.
faccio una certa fatica a discutere con chi si dà toni witty e poi confonde «menarca» con «menopausa», ma è sicuramente un limite mio.
non mi sono spiegato bene. menarca, mi risulta, è il rosso del tricolore di ballarò (si lo so sono volgare), ma è stinto come il sicuramente del manifesto polveriniano. ergo a ballarò farebbero bene a sostituire la quota menarca con una franca quota sciacqua, come si fa nella altre rispettabili trasmissioni. tutto qui.
se si usano parole dal significato sconosciuto, toppandole, una prima volta, poi non è che difendere la propria ignoranza la faccia sembrare più decorativa, eh. mi pare meno ridicolo andarle a cercare sul vocabolario, francamente.
è vero (e due). hai ragione. per penitenza voto la polverini.