È da qualche mese che mi gingillo con l’idea di scrivere qualcosa qui, in questi giorni, ed eventualmente cosa. È da qualche mese che sono indecisa tra il silenzio solito (quello che percaritadiddio se divento una di quelle «Oggi sono ospite da Maria Teresa Ruta, guardatemi», una di quelle che fanno la rassegna stampa di se stesse e linkano chi le nomina, una di quelle che hanno stima delle cose che fanno – ecco: se divento una di quelle, abbattetemi), e tutt’uno sproloquio pieno di gratitudine e riassunti biografici (vie di mezzo: non pervenute.)
È da qualche mese che mi dico che sì, ora lo scrivo, ora scrivo tutt’un’autobiografia che comincia da quell’estate del 2001 in cui come prima cosa intervistai Placido e Murray Abraham, e arriva a quell’ultimo articolo in cui mi hanno svirgolettato una citazione di Amy Winehouse facendola diventare un mio commento coi puntini di sospensione, roba che ho ucciso per meno; ora scrivo un compendio di dieci anni di scenate per ogni svarione redazionale, centinaia di articoli consegnati quasi sempre in ritardo, ripensati al telefono facendo impazzire interi desk con settanta versioni di una frase, e alla cui uscita avevo pure (sempre) qualcosa da recriminare, isterie mie illimitate e pazienze altrui infinite (se vi capita di lavorare con me ora, e pensate sia un inferno, avreste dovuto provarci quando ero più giovane e più scassacazzi, per quanto sembrino non esserci margini perché lo sia mai stata più di così), capiredattori capiservizio vicedirettori che si son guadagnati il paradiso, se solo esistesse, a sopportarmi; ora scrivo un commovente discorso tipo notte degli Oscar in cui ringrazio il direttore del giornale che mi ha permesso per dieci anni di pagare l’affitto e – quel che più conta – di scapricciare in tutti gli altri posti, di andarmene sbattendo la porta e/o farmi cacciare a calci da qualunque altro lavoro del quale mi fossi più o meno rapidamente annoiata perché tanto c’era IoDonna e di affitto non morivo, e tutto questo oltretutto facendomi scrivere quel che mi pareva più o meno sempre e chiedendomi di scrivere di cose di cui non mi fregava niente con una rarità davvero apprezzabile.
È da qualche mese che mi trastullo con la data di scadenza, che penso «stavolta faccio un annuncio con tutti i crismi, ci infilo pure qualche svirgolo poetico sul prevenire la crisi del decimo anno e andarsene dalla festa prima che si ammosci (e quando tutti gli invitati sono ancora abbastanza svegli da poter spettegolare appena ti chiudi la porta alle spalle), stavolta comunico il trasloco, metto i link, faccio promozione», e lo penso con l’intensità con cui penso che dovrei andare in palestra, che se mi conoscete sapete da quanti decenni io lo pensi e non lo faccia.
E poi niente, qualche giorno fa una ragazza carina, scendendo dal FrecciaRossa 9554 alla stazione di Bologna, si è fermata un attimo accanto al mio sedile e mi ha detto «Lei è quella che scrive su IoDonna? Io la leggo sempre, mi fa ammazzare dalle risate»; e, siccome lì per lì devo aver fatto una delle mie solite smorfie imbarazzate e borbottato sillabe incomprensibili, volevo dirglielo adesso, alla ragazza carina, che se proprio ci tiene da sabato prossimo può comprare D, prometto di provare a farla ridere anche lì, se ci riesco. E sennò piangere, che ci si diverte quasi uguale.

ecco, adesso faccio la sviolinata.
ma la ragazza del frecciarossa avrei davvero potuto essere io.
pur essendo un poco cessa, soprattutto ultimamente.
buon D!
quel giornale non mi piace … lo comprerò solo per te …
e io che pensavo che con la ristrutturazione di iodonna ti avrebbero dato più spazio
Sei una puccettona tenerona, quante righe di pudicizia sincera. Passi per cattiva e invece sei una dama d’altri tempi, anzi un gentiluomo.
Ps. Non mi prendere a male parole, Montanelli non l’ avrebbe fatto.
è che con il passare degli anni le granitiche certezze diventano mutevoli certezze. in bocca al lupo.
Alla fine della lettura del post sono stato sorpreso dallo stesso lacrimoso brivido che ti prende sul finale di christmas carol; ed ora so che anche i cinici e i cattivi hanno un cuore, proprio come tutti, proprio.
you go, girl.
Ti pagano un tot (extra) a punto percentuale di aumento delle vendite, corrispondente alla diminuzione delle vendite del cds del sabato, spero. Perchè mi sembra che qui già 25 (ok, 26, pur’io) lettori son disposti a rinnegare ogni sana e consoldata tradizione pur di leggerti.
Sul rapporto proporzionalmente inverso tra età e propensione allo scassacazzamento: è vero, capita, non a tutti ma capita. Segno di saggezza (e non è un complimento).
bello il pezzo, ma nella foto somigli molto a marina terragni com’era nella foto della vecchia IO DONNA in cui scrivevi anche tu
e poi dai.. sorridi!