Il collocamento sul mercato di qualunque cosa – vestiti, canzonette, fidanzati – è questione di tempismo molto più che di qualità intrinseche.
C’è stato un tempo in cui quella che «Non capisci che ci ucciderà questo nostro esistere a metà» e che «Non la vedi la stupidità di una relazione che non ha francamente neanche un asso da giocare» sarebbe diventata la mia preferita distanziando all’istante e di trilioni di lunghezze qualunque concorrente.
Ma è un tempo passato da tanto di quel tempo che, se domani incontro Bianconi per la strada, mi vien da fargli pat pat e dirgli che coraggio, poi passa, è capitato a tutte, se ne cresce fuori [!], siamo state tutte una culona di provincia alle prese con un pirla che voleva «vivere così, per inerzia e per comodità», poi passa, poi guardi le foto d’epoca e ti chiedi chi fosse quella che ti somigliava, poi ti emancipi, e cominci a canticchiare in tutti i luoghi in tutti i laghi.

Bianconi chi? questo?
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Ma questo linguaggio da talk show, cosa c’entra con noi?
mica bello l’outing sul povero bianconi…