scritto da Guia Soncini il 28 febbraio 2010, alle ore 15:17 »
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- Best in show: i cappottini. Di Fendi. Di Prada. Mozione «uno di tutto, grazie»
- Best in aftershow: la Miuccia che scansa la seconda di quelle in fila per omaggiarla, che era una certa direttrice coi boccoli biondi (una certa direttrice col caschetto era già passata, veloce come un’apparizione d’antimateria), per dare la precedenza all’abbracciare e baciare una a una le indossatrici, «Loro c’erano prima»
- Miglior risposta all’eterna mozione «Copri. Quelle. Braccia.» e miglior madeleine di un’epoca in cui la 42 la portavano quelle che sfilavano, mica noialtre culone: Doutzen Kroes, mia eroina per un quarto d’ora
- Più diffusa nevrosi: donne che girano per Milano con combinazioni d’abbigliamento ponzate per sette ore almeno con la vana speranza di venire fotografate da The Sartorialist
- Più commovente aneddoto: la fescionvittim che racconta di essere stata con uno che nel bel mezzo le ha detto «Non posso credere di essere a letto con una che è stata su The Sartorialist», e non le viene il minimo sospetto che nessun eterosessuale maschio sappia cos’è The Sartorialist, figuriamoci riconoscere una la cui foto è ivi apparsa
- Più veloce uscita dalla mozione Justin Timberlake ed entrata in quella (affollatissima) Manuel Fantoni: il tizio che dietro le quinte di Prada risponde al sopraccitato aneddoto dicendo che lui veramente è etero e sa cos’è The Sartorialist, e poi aggiunge «E conosco molto bene Scott»
- Qualcosa vorrà pur dire: nel backstage di Fendi, c’è una netta prevalenza di bottiglie di Moët; in quello di Prada, di bicchieri di whisky
- Domanda eternamente senza risposta: ma le giornaliste che vanno dagli stilisti a farsi spiegare la sfilata cui hanno appena assistito, e prendono freneticamente appunti, non ce li hanno gli occhi? Sono vestiti. Li vedi. Li racconti. Si spiegano da soli. È il loro bello. (Certo, per carità: il messaggio.)
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Concordo con guia che non si può stare con uno che sa cos’è sartorialist e sì, Edoardo, se non è solo una questione di lavoro, qualche domanda me la porrei… La cosa che più adoro delle sfilate sono però i servizi tv in cui la giornalista chiede allo stilista “Com’è la donna del 2010?” (o 1982 o 2035 ecc) e lui/lei risponde sempre più o meno come D&G “Sensuale ma eterea, dolce ma forte, un po’ maschile, ma anche molto donna, che sa quello che vuole eppure è incerta ecc.”.
D&G?
veltroniana …
a proposito di lesbicate indotte dalla condensa e dal relativo effetto subtropicale e promiscuo del privè del Plastic il sabato: ricordo sempre con un misto di tenerezza ed impressione quella che già all’ epoca del racconto era una voguette ancora prima che la Franca ne legittimasse l’ esistenza: insomma la voguette narrava con enfasi di questa sua liason in cui lui prediligeva concupirla a secco, e per secco si intendeva senza preliminari, in coda a nottate passate a farsi inseguire da lei nei cessi maschili che lui frequentava in abbondanza a scopi fellatori. Lei puntualmente lo sorprendeva a suonare il piffero al minorenne fatto ergo inconsapevole o quasi di turno e lo richiamava all’ ordine, sospetto facendosi a sua volta.
Lui ovviamente soleva travestirsi da Pete Doherty e coltivava segrete ma non troppo ambizioni di familiarità con Burlon Marcelo, di quel genere di familiarità che gli avrebbero consentito di accedere, quindi autoprodursi in uno scatto i-phone, nel backstage di Ricky, strike a pose dall’ alto con maria carla in corona di spine – love you sista – etc etc.
già l’ amore è un mistero buffo, figuriamoci il frociarolismo.