Il noi, la rete, l’io che è poco, le ideologie che non ci sono più, guardare dall’esterno con freddezza, stare dentro, condividere i sogni, il paese incupito, la voglia di futuro, il dopoguerra, io non scorgo, lo sfarinamento, la voglia di raccontare del paese che è vivo, e la voglia di ascoltare dove la mettiamo, e il presente attraversato bulimicamente, lo stranissimo animaletto, io nel libro, il tempo raccontato dal libro, quando andavo a presentare il libro, la coccoina, ciharovinatoprimaanimamiaopizzaballa, due mezze mele di una persona, invece li riguarda, il diritto e il bisogno di essere felici, è un gioco, una passione vera, il jazz, la destrutturazione e la ricostruzione, la matrice culturale, il coraggio, la paura, la speranza, la speranza concreta, la speranza difficile, la società senza speranza destinata a morire e – soprattutto – le decisioni prese, che se non lo sa lui, eh.

Manca Pasolini.
in effetti è una mancanza incredibile: che l’abbiano censurato?
Niente censura. Se la telecamera fosse stata accesa per altri cinque minuti, venivano fuori Pasolini, Vittorio Foa, i viaggi della memoria e chissà cos’altro.
ripetere “la speranza concreta” per 3 volte di fila è un rimedio naturale contro la stitichezza.