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Bicchieri mezzi pieni di mezzo gaudio

Avere un orrido segreto che però non è l’orrido segreto che intuiscono gli altri, tipo Dexter che la fidanzata pensa sia eroinomane e invece è più disinvoltamente serial killer.
Essere rigorose nel proprio minimalismo, guardare con un brivido a qualunque azzardo estetico, irrigidirsi di fronte a qualunque ingenua nuova conoscenza che ti chieda il perché di un rifiuto così netto di ogni zeppa, animalier, abbinamento à la Patricia Field.
Vivere in un mondo in cui tutti credono tu abbia bisogno di una riunione dei Minimalisti Anonimi, ma tu sai la verità.
Essere cresciute nella casa più di cattivo gusto che spericolate fantasie di incroci di laboratorio tra un cugino arabo di Cavalli e una colf di Donatella Versace che avesse vinto la lotteria potessero partorire; aver passato l’infanzia a ripetere allo specchio «un filo di trucco, un filo di tacco» con la perentorietà con cui le altre bambine preparavano il discorso di ringraziamento per l’Oscar e con cui la moglie del Gattopardo si faceva il segno della croce, non fosse che tanta determinazione era ripetuta in uno specchio tutto muraneggiante, sotto il quale il tavolo di cristallo era retto da elefanti di porcellana, davanti al quale c’era ritratta gente con volpi sulle spalle e insomma metteteci voi una vita intera a disintossicarvi dall’assenza di un qualsivoglia gusto e a conquistarne uno (uno qualunque, mica buono, per carità, non ci si evolve nell’arco di una vita sola da eredi della colf di Donatella in pronipoti di Katharine Hepburn, però insomma un minimo, i soprammobili d’avorio dei padri non possono ricadere sui figli, sarebbe un’ingiustiza cosmica, nonché una commozione cerebrale); provateci voi, e poi ditemi se non vi svegliate di notte tutte sudate e pronte ad ansimare, quando vi chiedono cosa steste sognando, «Accessori dorati.»
Ecco, tutto questo e poi, in un giorno d’inverno, vedere questo, e pensare che poteva andar peggio: potevano essere ricchi, potevano essere di successo, poteva esserci l’internet, potevano esistere souvenir delle mie vergogne d’infanzia. (Se ha figlie, mi offro di adottarle; o di chiamare per loro il Telefono Azzurro da un telefono non sbrilluccicante.)

Comments so far:

  1. by ati on marzo 4th, 2010 at 23:37

    mia nonna si vestiva così, trent’anni fa.

    si, ho visto cose che voi umani…
    e si, quel che non ti uccide…

    la cosa ha alcuni lati positivi, uno fra tutti avere un armardio della nonna bello da svenire, pieno di vestiti fantastici.

  2. by Laura on marzo 5th, 2010 at 00:39

    ahah, ho riso molto, anche se mi spiace per Guia bambina.

  3. by Schadenfreude on marzo 5th, 2010 at 11:45

    Se avesse potrebbe chiamarla Rococo. O Gabbana.
    Ma è così remunerativo essere fashioncosa sguinzagliata alla Vogue Nippon?

  4. by Schadenfreude on marzo 5th, 2010 at 11:45

    Se avesse una figlia gli suggerirei di chiamarla Rococo. O Gabbana.
    Ma è così remunerativo essere fashioncosa sguinzagliata alla Vogue Nippon?

  5. by alessandro on marzo 5th, 2010 at 20:22

    a furia di togliere si diventa stitici. sarà l’educazione da parquet scuro e mobili di famiglia ma ho imparato ad apprezzare le persone cariche di mobili e vestiti improbabili. sono spesso aperte e molto divertenti e sinceramente tra una cena con la signora in questione e la signora franca con il soporifero alain voi cosa scegliereste? secondo me fa anche un ottimo tiramisù…

  6. by kos on marzo 6th, 2010 at 18:14

    Vengo da una famiglia di super sobri. Gente che se per caso da qualche parte c’era una firma, la faceva togliere, anche a pagamento. Mio padre aspettava mesi un’automobile senza la sigla del modello e mia madre beh quando si lasciava andare aveva delle calze avorio 350 denari e scarpe basse di hermes che anche nuove sembravano già abbastanza usate.
    Inutile dire che da ragazzina invidiavo moltissimo la mamma di una mia compagna di scuola che aveva le unghie laccate di fucsia e cappelli improbabili, per non parlare dei sandali alla schiava aggrovigliati attorno al polpaccio molto generoso. Qualche piccolo trauma bisogna pur averlo…a me pare di averlo superato, mentre mio fratello se ne va in giro con felpe giallo fluo e camicie a righe orizzontali multicolor. Ma fa lo psichiatra…quindi può.

  7. by noraclaudia on marzo 7th, 2010 at 22:46

    Si, ma vuoi mettere bere il caffè nelle tazze Gesucristo-Lamadonna? Non so cosa darei…

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