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La netta differenza

Non li leggo e non ho intenzione di cominciare, ma li conosco abbastanza da scommettere che i giornali italiani faranno il loro bravo pezzettino riportando le scandale (uh-là-là) riportato – e neanche i giornali di oggi, guarda, probabilmente quelli di domani, ché appunto mica se ne sarebbero accorti se la polemicuzza costumistica dei francesi non gliel’avessero raccontata gli inglesi e insomma stamattina vuoi che il direttore in riunione non dica «ho visto sul Times» e vai col solito piattume di riporto del riporto senza mai un’idea manco a morire e poi meravigliarsi che nessuno caccia un euro per comprarseli, e dire che ci sono quelle sette-otto meravigliose pagine di retroscena sui sottosegretari che proprio non si capisce come mai non vadano a ruba in edicola.
Il Times, invece, il giornale al quale dicono di voler somigliare, è innanzitutto serio sulle frivolezze. Certo, non abbastanza da affrontare almeno una delle vere questioni relative all’ultima apparizione pubblica della signora Sarkozy (ma quanto era strepitoso il punto di verde di quel Roland Mouret? E, soprattutto: cos’ha fatto alla faccia?), ma abbastanza da chiamare due editorialiste a commentare non la legge elettorale bensì l’annosa questione «il reggiseno è istituzionalmente inderogabile?» (gli editoriali non li ho letti, per non far torto agli stanchi pezzi italiani che non leggerò domani, ma spero che almeno una delle due abbia dato l’unica risposta sensata: è Carla Bruni, se l’avete vista anche solo una volta già sapete che può permettersi cose che noialtre no, è l’entelechia della Ragazza Ricca, sarebbe chic anche nuda – e non solo perché, come disse in una strepitosa intervista anni fa, «non faccio mai nudo a peli.»)

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