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Giovedì gnocchi, sabato grandi classici

Il film è C’eravamo tanto amati. La scena è quella in
cui Stefania Sandrelli, dopo essersi fatta spezzare il cuore
dal crudele e ambizioso Vittorio Gassman, dopo aver
pianto il piangibile, tentato il suicidio e fatto tutte le cose
che si fanno prima che la cotta passi, si è accasata con
Nino Manfredi, con cui fa serenamente la fame. Passa la
notte fuori da una scuola, in attesa assieme a decine di
altri poveracci per iscrivere i bambini la mattina dopo;
il marito, dopo essere andato a cena col vecchio amico
che ha fatto i soldi, pensa bene di portarlo a salutare la
donna che hanno in comune, con l’incoscienza di chi non
si rende conto che la concorrenza è più allenata e in-
somma nella banale vita di ognuna di noi che non siamo
all’altezza dello stefaniasandrellismo basterebbe un bat-
tito di ciglia di Gassman per portarci via dal nostro se-
reno matrimonio proletario. Fatto sta che Gassman fa
esattamente ciò che ci aspettiamo da un AdN. Dice che
ha continuato a pensare a lei. Che gli dispiace. Che ha
sbagliato. Che non ha mai smesso di amarla. Stefania
Sandrelli non accantona per un istante l’aria sorridente
e svagata che hanno le donne che alla fine ti fregano sem-
pre, e poi dice solo quattro parole, ma sono quelle quat-
tro parole che, dette al momento giusto, vendicano l’in-
tero genere femminile dell’esistenza di intere generazioni
di eterni ritornanti: «Eh, ma io no.» [pagina 54]

Comments so far:

  1. by adriano on marzo 13th, 2010 at 19:14

    Esattamente.

  2. by G on marzo 17th, 2010 at 09:09

    Questa scena mi è arrivata addosso come un cazzotto. Un po’ forte per le 6e44 di un mercoledì qualsiasi con 2 ore di sonno sulle spalle.

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