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Peggio degli ex comunisti, solo gli ex radicali

Ho un amico che – ogni volta che c’è una di quelle appassionantissime discussioni in cui qualche indeciso obietta che questo PD non è abbastanza di sinistra, questa mozione non è abbastanza innovatrice, questo candidato non è abbastanza il mio ideale – gioca la carta fine-di-mondo: «Il candidato che ho votato di più nella mia vita è Rutelli.» Io non ho mai avuto il coraggio di mettermi a fare i conti, ma temo sia vero anche per me, come un po’ per tutti quelli che hanno avuto la residenza a Roma per la più parte dell’ultimo ventennio e siano così sciocchi da ostinarsi a votare il candidato di centrosinistra (i conti non li faccio anche perché temo che, se includiamo le primarie, la gara, per il posto di più volte candidato e da me disciplinatamente votato nelle mie circoscrizioni, sia tra lui e Veltroni, e insomma, comunque finisca, quale allegria.)
Tutto questo per dire che, quando è stata candidata la Bonino, in parecchi ci siamo detti che almeno questa volta avremmo perso vergognandoci un po’ meno. Nonostante sia pur sempre una radicale, e io al pensiero di votarne una mi riempia di pustole. Però insomma, sembrava una scelta parecchio più decente di quelle cui ci aveva abituati il centrononsosecivailtrattinosinistra negli ultimi anni. Poi è andata che ha vinto la figurante di Floris, e vabbè. Poi è andata che nessuno fa il lavoro per cui è pagato, neppure quello specifico lavoro esistente solo in Italia che è il retroscenista politico, e quindi la ragione intrinseca delle mie pustole la devo scoprire da Diego Bianchi:

Mercoledì scorso, a 48 ore dalla chiusura di una delle campagne elettorali più incerte e polemiche degli ultimi tempi, la mia signora passeggiava con la sua scolaresca in gita per le strade di Torino. All’improvviso si è imbattuta in un comizio, e per quella vocazione alla condivisione della sofferenza tipica di chi per qualche motivo si considera di sinistra, mi ha chiamato per farmi sentire la voce del comiziante. Non era Cota che si radicava nel territorio, e non era neanche la Bresso che sradicava Cota dal territorio.
Era Emma Bonino, che in quel cruciale momento e con le responsabilità che una gran parte di elettorato di una regione diversa dal Piemonte le aveva dato candidandola, si giocava le sue ultime chance di radicamento nel Lazio facendo campagna elettorale per la lista Bonino Pannella in Piemonte. Di mercoledì.

Ecco, quando perdi per 70mila voti sei inevitabilmente portato a pensare che battendo qualche piazza in più si sarebbero potute cambiare le sorti di queste sventurate elezioni. Purché le piazze fossero nel Lazio e l’obiettivo fosse la vittoria di una coalizione e non la sopravvivenza di una lista.

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Comments so far:

  1. by barynia on aprile 4th, 2010 at 02:24

    E’ che D’Alema sta troppo avanti.

  2. by G on aprile 4th, 2010 at 11:29

    immaturi forse, sicuramente poco tattici, ma stronzetti anche no.

  3. by fabrizio on aprile 4th, 2010 at 13:44

    non immaturi e st… molto, molto peggio

  4. by salvo on aprile 5th, 2010 at 21:23

    boh…che senso ha parlare ancora di questi mezzi politici di sinistra falliti e spocchiosi…ancora con d’alema troppo avanti ma quanto avanti? ma avanti a chi?

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