- Quindi tu sai chi è eNZO.
- Cosa te lo fa pensare, e soprattutto dove diamine eri che ti cerco da ore.
- Hai cominciato a insultarlo.
- Insulto solo quelli che conosco?
- No, in effetti insulti solo quelli con cui fai roba. Gesù.
- No, guarda: manco con la figa di un’altra.
- Dite sempre così.
- E intanto andiamo da Pineider. Senti, piuttosto: dimmi cosa devo scrivere in questa revisione ché sono smarrita nella desolata landa della mia ignoranza.
- Adesso ti aiuto, ma prima mi spieghi chi è eNZO e perché sta diventando uno degli uomini più banali del mondo.
- Il meccanismo è abbastanza divertente, ma non so se per te.
- È un altro, sicuro.
- No, no. È sempre lo stesso, ma è entrato in un loop di paranoia, si è convinto che cani e porci sappiano chi è, e quindi scrive come se stesso e non più come eNZO, e come se stesso non è interessante.
- Ma d’altra parte chi lo è.
- Nella vita ci vuole tenuta. Anche nel metodo Strasberg dell’analfabeta dell’internet. Lui non ce l’aveva. Sfiga. Ricordiamolo com’era.
- Tu mi fai paura. Il giorno in cui non ti farò più sangue potresti semplicemente dimenticarmi? Peffavore.
- Se hai finito, io parlerei della mia nuova stesura e del fatto che dovrai dettarmela, mi pare più avvincente.
- Cioè non mi dici chi è? Resto l’unico cane e porco a non saperlo?
- Ma la smetti di pensare a eNZO? Guarda: ti giuro che, durante, pensavo sempre atté.
- Mi sa che non scopi da troppo tempo: hai dimenticato che questa è un’aggravante.
- Io. Da troppo tempo. Buoi. Corna. Asini.
- Vassoi. Argenti. Palle alte.
- Comunque non lo conosci, non ti diverti, se anche ti dico un nome non ti dice niente.
- Il 90 per cento di ciò che scrivi riguarda gente che non conosco. Anzi: che non conoscerei se non avessi sentito nominare Sorkin.
