- Mi sento in colpa.
- Ma di cosa?
- Di non essere della mozione Franceschini.
- Ah, beh, quello anch’io.
(unico dialogo riferibile di ventiquattr’ore di autogrill con più Galatine che Seven Up, coppa a colazione, lardo a merenda, giubbotti di renna coi quali non vinceremo mai, tracce dispari di cd, roncobilacci e barberini dei mugelli, «Dai, però Valter ti ha salutato», pezzi di vita ripuliti dal blackberry, pezzi di torta ripuliti dai piatti, intenditori di acque brillanti Recoaro, uscite autostradali fantasma, enoteche come metafore di dialettiche di partito, calze di pizzo come gli anni Ottanta non fossero mai finiti, Cameron come i Novanta non fossero mai continuati, agriturismi percepiti, parcheggi impulsivi, villini gialli, bianchi d’ogni regione, bottiglie il cui ricarico raddoppia dall’ordinazione al conto, cioccolata in ogni variante, grandine, sole, pettegolezzi che includono salumi, pettegolezzi che includono cantanti, pettegolezzi che includono presenti, ipotesi di Barbados, ipotesi di NY, ipotesi di Poporoya, gente che dici «Vado in Giappone» e risponde «Buona Cannes», gente che pensa l’esaurimento nervoso sia una buona scusa, gente che se non rispondi a una mail ti telefona, gente che in valigia può mancare tutto ma non le parigine di Prada, gente che «Io, cioè»)

è un rap bellizzimo.
e che è sta novità dei commenti disabilitati di là?