Sono giorni che voglio scrivere di quanto è imbarazzante il nuovo film di Soldini, di quanto in un paese in cui il cinema è non dico un’industria ma una cosa in qualche modo dignitosa quella sceneggiatura lì l’avrebbero fatta riscrivere cinquanta volte (e alla fine l’avrebbero buttata comunque), di quanto quelli cui è piaciuto si arrampichino su specchi di rara demenza. Tipo tu gli dici «Ho capito che hai le tue turbe sulle corna e ce le proietti, ma è un film inguardabile, noléggiati Il Danno, scàricati Brivido Caldo», e loro obiettano che nel Danno abitano in centro e hanno il parquet. Mi viene in mente un aneddoto di anni fa, quando una signora chic arrivò a dirigere un newsmagazine e si raccontava che selezionasse foto di reportage africani dicendo «Come sono belli questi bambini poveri…» Per dirla con Mattia, «la Milano dell’intellettuale della cerchia dei bastioni che guarda fuori, scopre le periferie, le tende verdi alle finestre, e pensa: come sono poveri, non possono neanche amare.»
Insomma, sono giorni che voglio scriverne e non lo faccio, e ora l’ha fatto piuttosto bene Leonardo: a dimostrazione che ogni non-idea è intercambiabile con un’altra non-idea, con una recensione usata. (La parte del produttore che dice al soggettista «Insomma, qual è il problema con te? Hai paura di far succedere cose brutte ai tuoi personaggi? Ma sono personaggi, mica persone vere» mi ha fatto tornare in mente una conversazione di anni fa: Non puoi fare una protagonista antipatica, non lo va a vedere nessuno, diceva una; Tipo Rossella O’Hara?, rispondeva un’altra – solo che l’una era la produttrice, e l’altra era la soggettista. Poi dice che il cinema italiano non ha un problema.)
(Il titolo, giacché tutto ciò che serve sapere sulla contemporaneità l’ha prima o poi detto Corrado Guzzanti, viene da una vecchia canzone di Avanzi. Il titolo era Buona la prima. Il mio soprannome per il nuovo Soldini è buona-la-prova.)

Facevo l’università quando potevo andare dal Poporoya al cinema senza perdermi nemmeno un film italiano e nelle notti fresche mi fermavo fuori dall’Anteo a parlarne male: mi mantenevano i miei genitori e non avevo famiglia (sic). Ora potendo andare al cinema poco non sbaglio un colpo e Soldini si fotte.
Tutti quegli imperfetti sbrodolati: che ansia da prestazione.
Piuttosto. Un romanzo in un avverbio.
On a totally unrelated topic, ieri sera Claudia Jean è entrata nel cast di Lost. Niente come vedere gli attori orfani di Sorkin per farti ricordare quanto anche tu lo sia.
infatti mi son rifiutata di vederla. dico, non si scherza coi sentimenti.
In sala ho le tende verdi. Dici che può incidere sulla mia capacità d’amare?