|
|
|
|

Una delle mie storielle preferite sul rapporto tra la stampa di settore e il settore di cui si occupa riguarda Ben Affleck. Alla fine degli anni Novanta c’era un film che si chiamava Dogma, e si diceva (e il tempo dimostrò che non era una diceria infondata) che la Miramax (all’epoca della Disney, quindi roba per famiglie e solidi valori) pur avendolo prodotto non volesse distribuirlo perché troppo blasfemo. Jeffrey Wells, che in quegli anni aveva una rubrica su un meraviglioso sito che non esiste più, mrshowbiz (anch’esso della Abc, ovvero della Disney), andò al junket di Armageddon (se non sapete cos’è un junket, mollate l’internet e correte a vedere questo), e osò chiedere ad Affleck (che aveva recitato anche in Dogma) se le voci fossero vere. Affleck gli disse con vibrata indignazione che come, loro li spesavano per andare fin lì, li riempivano di cibo, di magliette, di cappellini, e Wells per tutta risposta faceva una domanda così sgradevole?
Tutto questo per dire che oggi il Times pubblica il resoconto di ciò che si ottiene quando Dolce e Gabbana fanno andare lì un giornalista e gli danno dei pass per il backstage, degli inviti al privé del Plastic, dei pasti in ristoranti di lusso, dei vip con cui farsi le foto col cellulare. Dell’articolo serve ricopiare meno d’una riga, per capirsi: Only Armani inhabits the same stratum in Italian fashion as they do.

Lascia un commento